mercoledì, giugno 28, 2017

ANCORA SULLA RAPPRESENTATIVITA’ ( da mauro Cavoli )

Il post pubblicato sulla rappresentatività, come riportato nello stesso, parte da una proposta avanzata di recente da altri, giusta o errata che sia, che vuole comunque affrontare tale problematica e su questa proposta si è cercato di ragionare, tra l’altro facendo seguito ad un post sullo stesso argomento ripubblicato anche su altri siti senza che nessuno sia intervenuto per contraddire quanto riportato.
Evidentemente si è effettuata una frettolosa lettura del post che, come sempre, fa riferimento a norme o disposizione da chiunque consultabili.
L’INPS, quale Ente pubblico non economico, fa capo all’ARAN e deve applicare le disposizioni da questa emanate e vigenti alla data odierna. Se poi domani, ARAN emana disposizioni per i lavoratori parasubordinati, allora si vedrà
Il decreto legislativo 75/2017 stabilisce che l’atto di indirizzo debba essere emanato sentite le OOSS maggiormente rappresentative e che le stesse devono stipulare l’apposita convenzione.
Questo passaggio ridisegna la figura professionale del medico di lista che, da libero professionista “puro” quale era, diventa parasubordinato, ma anche in questo caso forse non si è effettuata un’attenta lettura della norma.
Se il decreto ministeriale contenente l’atto di indirizzo viene emanato seguendo un procedimento diverso da quello stabilito dalla norma, chiunque potrà presentare ricorso al TAR per farlo annullare.
Nello stesso tempo, se la stipula delle apposite convenzioni viene effettuata senza che siano state certificate, in base alle norme e disposizioni vigenti, le OOSS maggiormente rappresentative, chiunque può presentare ricorso per farle annullare.
Inoltre, non si possono confondere le norme che riguardano le Associazioni con quelle che interessano le Organizzazioni Sindacali alle quali la legge riconosce la potestà erga omnes, che sono Organismi profondamente diversi e portatori di interessi non sempre coincidenti.
Alla luce di quanto ricordato si consiglia una più approfondita lettura della normativa di riferimento, consultabile c/o l’ARAN ricordando che la critica, se costruttiva, è da chiunque sempre ben accetta.
Il Principe avrebbe detto: “hai scritto il punto, anzi no metti due punti, ma sì fai vedere che abbondiamo!!!!”.
mauro

altro contributo sulla rappresentatività



Mauro ritorna su un argomento che per ovvi motivi ci sta a cuore e che è quanto mai attuale, quello della rappresentatività, a causa dell’imminente (si spera)  “adozione del decreto interministeriale contenente l’atto di indirizzo” e la stipula delle convenzioni.
Omette però, in entrambi gli interventi, un elemento fondamentale per questo tema, quello della dipendenza, perché ogni suo riferimento è da rapportare ad una busta paga, sulla quale esercitare le trattenute sindacali e che poi andranno ad essere valutate e conteggiate dall’ARAN, SISAC o similari.
Pare utile richiamare qualche principio già concordato in Italia tra le organizzazioni sindacali, purchè formalmente costituite. Esse stesse hanno convenuto nel 2013 che per poter decidere e sottoscrivere qualunque accordo o convenzione tutte devono rendere noto il grado della loro rappresentatività, dichiarandosi disponibili a farsi “misurare” dalle restanti che ambiscono a tale ruolo.
Tale misurazione, come noto, è basata sul numero di deleghe di iscrizione e sul numero di voti raccolti in occasione delle elezioni delle RSU (rappresentanza sindacale presente nell’impresa).
Le deleghe equivalgono alla trattenuta sindacale in busta paga per ogni lavoratore, e sono comunicate dal datore di lavoro all’INPS, tramite compilazione di appositi modelli, a cadenza mensile.
Non ci vuole molto a capire che non sono a noi applicabili, non avendo busta paga, trattandosi di corresponsione a liberi professionisti.
Là dove Mauro scrive “bisognerà indire anche le votazioni per eleggere le RSU e seguire il conteggio delle deleghe secondo regole rigide ben precise” risulta quindi del tutto infondato ed inapplicabile nel nostro caso.
Tralascia egli anche un importante principio, che forse si sarebbe dovuto evocare, quello della ponderazione, determinata dalla media semplice tra la percentuale di iscritti di ogni Federazione di Categoria rispetto al totale degli iscritti. Nel nostro caso equivarrebbe al numero di medici fiscali di ogni sigla che intende rappresentarli, rispetto ai 1100 che si stima ci siano in tutta Italia. Se poi si volesse  si potrebbe anche applicare quanto le ooss nazionali hanno ancora concordato, “le Federazioni di Categoria che raggiungono la soglia del 5% a livello nazionale hanno diritto ad essere convocate per i rinnovi dei CCNL”.
Però insisto nel ribadire che niente di ciò può essere valido per la nostra categoria. Sempre le ooss nel loro testo unico, che mi risulta ancora in vigore, nel definire ed eleggere le RSU hanno convenuto che “hanno diritto di votare tutti i lavoratori e le lavoratrici con rapporto di lavoro subordinato non in prova e i lavoratori e le lavoratrici presenti alla data del voto assunti con contratto a termine”. Cosa c’entra tutto ciò con noi?
In quel testo si fa esplicito riferimento a “numero di dipendenti tra 16 e 59…” e non aggiungo altro per non distrarre chi legge.
Quand’anche si volessero ritenere utili le RSU o RSA, “Per la stipula dei contratti collettivi aziendali le RSA esplicano il loro mandato e titolarità, così come previsto in caso di presenza di RSU, qualora sia sottoscritto dalla maggioranza dei rappresentanti. Per determinare il criterio della maggioranza si fa riferimento al numero di iscritti ed iscritte presenti in azienda per ogni Federazione di Categoria certificate l’anno precedente”.
Immaginiamo allora che i rimandi di Mauro siano validi. In tal caso deve ritenere valido, e ciò vale anche per altri, che “Hanno potere di contrattazione per i rinnovi dei CCNL tutte le Federazioni di Categoria che, certificate, raggiungono una rappresentatività pari o superiore al 5%. Questo significa che, l’Associazione Imprenditoriale, non potrà più scegliere con chi trattare, ma dovrà convocare tutte le Organizzazioni Sindacali che raggiungono tale soglia”. Quindi INPS (ripeto, è solo per far capire che sappiamo come gira e tutto fa sempre riferimento ai lavoratori subordinati, che noi non siamo) dovrebbe convocare solo le sigle che rappresentano il 5% dei medici fiscali su 1100 (ovvero almeno 55 medici fiscali, certificati entro il 31/12/2016).
Dunque si potrebbe applicare Il Testo unico che regola la misurabilità e la certificazione della rappresentanza a livello nazionale, ma senza dietrologia, visto che le ooss ritengono che ogni mese si applichi la veridicità degli iscritti. Rimandare, come scrive Mauro, alle “OOSS maggiormente rappresentative che hanno partecipato a trattative ministeriali per i medici fiscali”, ovvero rimandando al 2000 e 2008, mi perdonerà ma è ridicolo anche solo proporla, vista la mutazione inesorabile dei tempi e delle situazioni. Anche perché mi risulta che qualcuna non abbia neppure medici fiscali iscritti o ne potrebbe avere pochissimi.
Chi negherebbe la loro rappresentatività se dimostrassero di avere oltre il 5% della categoria?
A titolo di esempio riporto quanto successo per ANMEFI, non più di qualche mese fa, per essere accreditata e poter conferire con ruoli istituzionali. Le è stato richiesto di esibire il bilancio consuntivo 2016 approvato dall’assemblea dei soci, ed in particolare la voce relativa a “quote sociali” (hanno diviso il totale per la singola quota annuale, con facile ricavo degli iscritti).
Sempre ad ANMEFI, da parte del Ministero della Funzione Pubblica, è stato richiesto il medesimo bilancio ed altre notizie per potersi iscrivere al portale ed essere ammessi a conferire con il Ministro o suo delegato. Come poi è successo.
Ma ne esistono altre di forme valide, che possono essere adottate  in assenza di specifica normativa per categorie come la nostra. Così come non risultano limiti di tempo, come qualcuno sosteneva di recente, dovendosi basare solo ed esclusivamente sul reale numero di iscritti. Come documentarli si può anche discutere e concordare e mi pare che ANMEFI in ciò si sia sempre dimostrata pronta.
Anche vero, come Mauro abbia ipotizzato che seggano quelli che hanno partecipato al precedente rinnovo, ma gli è sfuggito di aggiungere che quelli stessi dovrebbero dimostrare  di essere “oggi” almeno il 5% dell’intera categoria. Lo conferma un altro qualificato: “A questo proposito, il Tu (testo unico) precisa che, ai fini del riconoscimento dei diritti sindacali previsti dalla legge, si intendono partecipanti alla negoziazione le organizzazioni che abbiano raggiunto il 5 per cento di rappresentanza e che abbiano partecipato alla definizione della piattaforma prendendo parte alla delegazione che ha trattato il rinnovo del Ccnl”.
Ad ogni modo è arrivato il momento di smetterla con i litigi e le ripicche. Ora si decide il destino della categoria, ed è giusto che a pronunciarsi siano i diretti interessati, quelli che ogni giorno girano per l’Italia e che da decenni fanno questo. Si faccia la conta, con il criterio che si vuole, ma nessuno pensi, stando dietro ad una tastiera o sol perché detiene un acronimo, magari generico, che possa decidere sul destino altrui. Non è più tempo di giocare. 
Marcello Gaballo

martedì, giugno 27, 2017

CHI RAPPRESENTA CHI

Il problema che si presenterà a breve, sarà quello di individuare le OOSS maggiormente rappresentative della categoria, titolate ad essere sentite per l’adozione del decreto interministeriale contenente l’atto di indirizzo e a stipulare le apposite convenzioni.
Abbiamo già trattato l’argomento in precedente post ed indicate le strade da percorrere per individuare le OOSS maggiormente rappresentative.
Non essendo l’INPS un Ente del SSN e non essendo l’apposita convenzione un ACN del SSN, difficilmente si potranno seguire le regole esistente in SISAC.
Molto più logico e coerente, sarebbe seguire le regole presenti in ARAN che poi non si discostano di molto da quelle della SISAC.
Quindi, bisognerà indire anche le votazioni per eleggere le RSU e seguire il conteggio delle deleghe secondo regole rigide ben precise.
Di recente, sono state avanzate anche delle proposte interessanti per la individuazione delle OOSS maggiormente rappresentative e staremo a vedere se verranno prese in considerazione.
Una di queste, in particolare, individua nelle OOSS maggiormente rappresentative quelle che hanno partecipate a trattative ministeriali per i medici fiscali che, se accolta, potrebbe rappresentare “l’uovo di colombo” perché consentirebbe, da subito, di far partire la macchina.
Ovviamente, si presuppone che ci si riferisca a trattative ufficiali e non a incontri tete a tete con gli amici degli amici e neanche a recenti incontri in sede ministeriale che non rivestono la forma di “trattative”.
Non sono, inoltre, da considerare trattative gli incontri avvenuti c/o il Ministero per la Semplificazione e la Pubblica Amministrazione in occasione della emanazione del decreto legislativo, in quanto le trattative sono avvenute, come recita la legge delega, con le OOSS del Pubblico Impiego.
Nello stesso tempo, sono da escludere gli incontri in FNOMCEO in quanto la Federazione non è certo una controparte.
Le ultime trattative ufficiali ministeriali sui medici fiscali sono quelle che hanno portato alla emanazione dei DDMM 12 ottobre 2000 e 8 maggio 2008 e la cui presenza delle OOSS trattanti, è “certificata” dai DDMM.
Per quanto riguarda la prima trattativa, che si è protratta dal 1998 al 2000, le OOSS ufficialmente convocate per la trattativa, furono: SINMEVICO e NIDIL CGIL.
Per quanto riguarda la seconda trattativa, che si è protratta dal 2004 al 2008, le OOSS ufficialmente convocate furono: SINMEVICO, NIDIL CGIL e UILTEMP.
Non sarà quindi difficile, individuare le OOSS che saranno convocate sia per essere sentite in occasione della emanazione dell’atto di indirizzo che per stipulare le apposite convenzioni.
Rimane da chiarire, infine, se i medici fiscali iscritti ad una OS che hanno optato per svolgere l’attività di medico convenzionato, possono essere inclusi quanto si effettuerà il conteggio delle deleghe riservate al personale in attività.
Questo perché, i medici esterni non hanno richiesto la sospensione di cui all’articolo 8, decreto ministeriale 12 ottobre 2000 e non possono essere, quindi, considerati in servizio.
Infatti, per espressa disposizione dell’Istituto, i medici fiscali che optano per l’attività di medico esterno convenzionato rimangono nella lista speciale ma sono privati, temporaneamente, della possibilità di svolgere l’attività di medico fiscale.
In occasione di una eventuale votazione per eleggere le RSU dei medici fiscali, il Principe sicuramente dirà: “vota Antonio, vota Antonio, vota 47, Antonio la Trippa”.
mauro

domenica, giugno 25, 2017

LA TRAMVATA

L’articolo 18, comma 1, lettera c) del dlgvo 75/2017, come noto, prevede l’adozione di un atto di indirizzo per la stipula delle convenzioni tra OOSS e INPS che regolamenterà i rapporti tra i medici fiscali e lo stesso Istituto per la effettuazione degli accertamenti medico legali ivi comprese le attività ambulatoriali inerenti le medesime funzioni.
L’atto non prevede, ma neanche presuppone che lo stesso regolamenti attività diverse da quelle stabilite dal decreto legislativo né potrebbe essendo entrambi le norme, il decreto e l’atto di indirizzo, sottoposte al vincolo del rispetto della delega conferita dal Parlamento con la legge 124/2015.
Il rischio, piuttosto evidente, nel caso in cui le norme violino i principi e criteri direttivi dettati dalla legge delega, che venga bloccato l’intero processo.
La proposta unitaria del 2015, quando ancora non era stato neanche pensato il dlgvo, oggi stranamente rivalutata da chi allora l’aveva contrastata, prevedeva un percorso diverso: riconoscimento ai soli medici fiscali del cd sumai a tempo indeterminato e la possibilità di poter svolgere, a domanda, altre attività e non prevedeva convenzioni uniche, ruoli unici o unico calderone per le risorse da destinare alle tutele di altri sanitari sottraendole ai medici di lista.
Abbiamo più volte ricordato, dati ufficiali alla mano, che il carico di lavoro, ivi comprese le attività ambulatoriali, non potrà giustificare un rapporto a 36/38 h/settimanali per gli oltre 1000 medici fiscali, se non agendo sui compensi oppure creando una marea di esuberi.
Se si vuole aumentare artificiosamente il carico di lavoro, diminuendo drasticamente i compensi, praticamente svendendo le visite fiscali per attirare maggiori richieste soprattutto da parte di ddl privati per giustificare le 36/38 h, significa far girare come trottole i medici di lista facendogli effettuare un botto di visite per quattro lire.
E abolendo le liste provinciali, di km se ne macineranno a iosa. 
Al contrario, non avrebbero problemi quei sanitari che già hanno un altro rapporto orario e possono agevolmente raggiungere il tempo pieno con le visite fiscali.
Nelle sedi dove attualmente si effettuano 20/30 vmcd/mese e se anche periferiche come potranno i medici incaricati raggiungere il cd tempo pieno?
Come potranno eventualmente poter svolgere altre attività istituzionali se queste sono state già tutte assegnate e per il futuro si farà ricorso alle graduatorie già approvate?
Inoltre, non esistendo nel mondo Pubblica Amministrazione, ad eccezione del SSN, contratti parasubordinati a tempo indeterminato, non si capisce come si potrebbe riconoscere questa importante tutela senza fare riferimento ad un ACN appunto esistente nel SSN.
E se il nuovo rapporto non dovesse essere a tempo indeterminato ed essendo stata rimodulata la disciplina, quindi superate le vigenti tutele ad essa legate, blocca liste e priorità, i medici di lista tornerebbero indietro di 4 anni.
Di esempi di convenzioni uniche ne abbiamo nel SSN, in particolare quella riguardante la medicina generale. Basta leggersi questa convenzione, nonché i relativi atti di indirizzo, per capire come sono gestite le risorse che vengono canalizzate in un unico calderone e non suddivise per i vari rapporti (mmg, medicina dei servizi, continuità assistenziale, ecc).
In questo caso, non vi è distrazione di risorse perché le varie leggi di bilancio e le successive intese in sede di CSR, prevedono un finanziamento unico per tutte le tipologie di rapporti.
Al contrario, una eventuale convenzione unica che preveda la distrazione di risorse destinate per legge agli adempimenti medico legali e ai rapporti tra medici fiscali e INPS, potrebbe essere oggetto anche di attenzione da parte della Corte dei Conti.
Adesso speriamo sia chiaro perché è indispensabile prima procedere alla verifica dei carichi di lavoro e soltanto dopo, ma molto dopo, discutere su un eventuale rapporto modulato ad ore e che sia un ACN a tempo indeterminato.
E speriamo sia altrettanto chiaro che soltanto attraverso un rapporto modulato ad ore e soprattutto generico si corre il rischio che si possa agevolmente realizzare una convenzione unica, obiettivo, questo, non realizzabile, ad esempio, con il carico blindato.
Il Principe avrebbe ridetto una delle Sue, forse la più famosa:”cca nisciuno è fesso”.
mauro

giovedì, giugno 22, 2017

PARLIAMO DELLE INCOMPATIBILITA’

Le incompatibilità sono stabilite da norme di legge, regolamenti e contratti di lavoro.
Per quanto riguarda l’attività dei medici fiscali, dal 22 giugno, le incompatibilità tra l’attività di medico certificatore e quella di medico di controllo, a prescindere dalla tipologia del rapporto che verrà riconosciuta, saranno stabilite sulla base di quanto previsto dal decreto legislativo.
Infatti, l’atto di indirizzo che verrà emanato e di conseguenza le convenzioni che verranno stipulate, per via della gerarchia delle fonti, non potranno far altro che adeguarsi alla norma “madre”.
Quindi, affermare che si è favorevoli o contrari all’allargamento o al restringimento delle incompatibilità è come dire che si è favorevoli o contrari che domani sorga il sole al quale, del parere espresso, non gliene po’ fregà de meno.
Ritornando al decreto legislativo e alla disciplina delle incompatibilità in relazione alle funzioni di certificazione delle malattie ivi previste, è forse utile ricordare quanto già proposto sullo specifico argomento con la bozza di decreto ministeriale elaborata dall’Istituto nel 2007 e che ricevette anche il nulla osta da parte del Presidente della FNOMCEO dell’epoca e del Ministero del Lavoro. Recitava la bozza:
è incompatibile il medico che:
svolga attività medico-generica, anche di sostituzione, in quanto medico di libera scelta iscritto negli elenchi di medicina generale e degli specialisti pediatri;
svolga attività di guardia medica e di medicina dei servizi, compresa quella di sostituzione;
svolga attività specialistica anche di sostituzione, c/o le AASSLL o strutture o studi privati, in regime di convenzione con le AASSLL;
si trovi in una qualsiasi posizione non compatibile per specifiche norme di legge , regolamentari – con particolare  riferimento al codice deontologico e, in via analogica, all’articolo 51 del codice di procedura civile – o di contratto di lavoro.
Successivamente, in base alla legge Brunetta, TUTTI i medici, ivi compresi i liberi professionisti, DEVONO emettere certificazione di malattia senza la possibilità di poter demandare questo compito al medico di base, come avveniva in passato.
In poche parole, il medico di controllo, sulla base di quanto sopra ricordato, per non essere incompatibile, dovrebbe cessare qualsiasi attività, a qualunque titolo svolta, dove è prevista, anche solo potenzialmente, l’emissione di certificazione di malattia.
Non solo. In base all’articolo 51 del codice di procedura civile sopra menzionato,  verrebbero applicate al medico di controllo, in via analogica, anche le seguenti ulteriori incompatibilità:
[I]. Il giudice ha l'obbligo di astenersi:
1) se ha interesse nella causa o in altra vertenze su identica questione di diritto;
2) se egli stesso o la moglie è parente fino al quarto grado o legato da vincoli di affiliazione o è convivente o commensale abituale di una delle parti o di alcuno dei difensori;
3) se egli stesso o la moglie ha causa pendente o grave inimicizia o rapporti di credito o debito con una delle parti o alcuno dei suoi difensori;
4) se ha dato consiglio o prestato patrocinio nella causa, o ha deposto in essa come testimone, oppure ne ha conosciuto come magistrato in altro grado del processo o come arbitro o vi ha prestato assistenza come consulente tecnico;
5) se è tutore, curatore, amministratore di sostegno, procuratore, agente o datore di lavoro di una delle parti; se, inoltre, è amministratore o gerente di un ente, di un'associazione anche non riconosciuta, di un comitato, di una società o stabilimento che ha interesse nella causa.
[II]. In ogni altro caso in cui esistono gravi ragioni di convenienza, il giudice può richiedere al capo dell'ufficio l'autorizzazione ad astenersi; quando l'astensione riguarda il capo dell'ufficio, l'autorizzazione è chiesta al capo dell'ufficio superiore.
Quindi, nel caso in cui venga riesumata la proposta del committente, che si ricorda è l’unico che verrà sentito per gli aspetti gestionali-organizzativi, le eventuali ulteriori incompatibilità verrebbero estese fino alla parentela. Ad esempio, se il proprio coniuge, figli, fratelli e sorelle esercitano l’attività medica che prevede il rilascio della certificazione di malattia, non si potrebbe esercitare l’attività di medico di controllo.
E’ bene ricordare, infine, che a fronte delle incompatibilità previste, contrariamente a quello che si possa pensare, la proposta presentata prevedeva un rapporto libero professionale puro.
Il Principe avrebbe detto: “è la somma che fa il totale”.
mauro

martedì, giugno 20, 2017

EVITARE TRAPPOLE PERICOLOSE

Si è più volte cercato di ricordare, nel caso in cui venga rimodulata e superata la vigente disciplina e, di conseguenza, l’impianto normativo ad essa connesso, blocca liste e priorità, i medici di lista decadrebbero automaticamente dall’incarico.
Al fine di evitare questi rischi, nel caso in cui non si desiderasse mantenere il vigente impianto normativo, occorre passare, ope legis, ad un rapporto a tempo indeterminato.
Il Decreto Legislativo  75/2017 attribuisce alle Parti, Rappresentanti dei medici di lista e INPS, una potestà importante, cioè quella di sottoscrivere “apposite convenzioni” che andranno a sostituire la vigente disciplina.
Al di là dei contenuti di queste apposite convenzioni, che al momento ufficialmente non si conoscono e che potrebbero essere migliori o anche peggiori rispetto all’attuale, quello che preme sottolineare è la continuità dell’incarico.
Se l’apposita convenzione sarà un rapporto a termine, qualunque esso sia, i medici di lista perderanno qualsiasi tutela oggi prevista.
Se l’atto di indirizzo, quindi ab origine, non dovesse prevedere il tempo indeterminato, sarebbe consigliabile seguire la strada percorsa in situazioni analoghe da parte dei rappresentanti di altre categorie di sanitari, respingendolo al mittente (i rappresentanti dei mmg ne hanno respinti a livello industriale)
Nello stesso tempo, sarebbe assolutamente da evitare l’indicazione di un termine perentorio di durata della eventuale disciplina transitoria senza l’indicazione esatta del nuovo rapporto da sottoscrivere al termine, perché significherebbe dover accettare, alla scadenza, qualsiasi convenzione.
Altro aspetto altrettanto importante, è la tutela economica in quanto, l’unica strada per poter diminuire gli attuali compensi è la loro rimodulazione in un rapporto modulato ad ore.
Questo delicato passaggio, dovrebbe avvenire con un rapporto di equivalenza pressoché matematico, al fine di evitare, anche qui, brutte sorprese.
Sappiamo che il medico deve svolgere 3 visite in 2 ore, perché questo è il corretto rapporto. Con i compensi attuali, esclusi i rimborsi km e quote suppletive, il tutto equivale a 141,01 €, cioè 70,51 €/h. Anche in questo caso, se l’importo orario inteso nel suo complesso comprendente ferie, TFR, malattia, infortunio, contributi, ecc non dovesse raggiungere tale importo, sarebbe meglio lasciar perdere.
Così come sarebbe opportuno abbandonare l’idea che le eventuali tutele riguardanti malattia e infortunio fossero coperte da apposite assicurazioni che non hanno, ovviamente, lo stesso valore del riconoscimento di una indennità specifica.
Non occorre una grande mente per capire che fino alla sottoscrizione del nuovo rapporto, che DEVE avere le caratteristiche sopra ricordate, è assolutamente necessario, come più volte ricordato, mantenere la vigente disciplina integrandola con dei correttivi per garantire il carico di lavoro.
Di tutti gli altri aspetti: eventuali esuberi, uniformità del trattamento su tutto il territorio nazionale, ecc, si è più volte discusso in altri post.
Da Miseria e Nobiltà: “Antò, vai dal Ministro del Lavoro, leggi l’atto di indirizzo, assicurati che ci sia il tempo indeterminato, se non c’è, desisti. Poi vai dal Ministro della Funzione Pubblica  e dici: qua mi manda don Pasquale e chiedi di leggere l’apposita convenzione; se non c’è scritto che tipo di contratto è, e quanti soldi ci spettano, desisti”.
mauro

sabato, giugno 17, 2017

LE LEGGENDE METROPOLITANE SULLA MEDICINA FISCALE

Una delle tante leggende metropolitane che si raccontano sui medici di lista, è quella che il passaggio ad un rapporto modulato ad ore risolverebbe tutti i problemi di stabilità cui aspira, giustamente, tutta la categoria.
Purtroppo, la forma del pagamento con cui viene espletata l’attività, non influisce in alcun modo sulla tenuta dell’incarico e ne sono un esempio tutti i rapporti modulati ad ore, ovviamente di lavoro autonomo, presenti nel panorama contrattuale nazionale.
Anche gli stessi accordi collettivi nazionali del SSN, gli unici rapporti di lavoro autonomo a tempo indeterminato, prevedono clausole di riduzione delle ore di incarico fino alla sua soppressione nella eventualità di una diminuzione del carico di lavoro.
Altra leggenda è che si addossa ogni responsabilità per quanto è avvenuto il 29 aprile 2013, alla tipologia del compenso e/o alla vigente disciplina.
Anche qui, qualsiasi persona dotata di un briciolo di intelligenza e leggendo le carte, capirebbe che non c’azzeccano né la tipologia del compenso né la disciplina, nonostante tutti i limiti di quest’ultima che ben si conoscono.
Il Big Ben si sarebbe verificato anche con un rapporto super tutelato come il cd sumai, figuriamoci con un rapporto parasubordinato generico, ma anche con un rapporto di lavoro subordinato.
Esempi di lavoratori dipendenti a spasso a causa della diminuzione dei carichi di lavoro, ne sono piene le cronache giornaliere.
Inoltre, non conoscendo, ad oggi, almeno ufficialmente, quale sarà il carico di lavoro a regime, come è possibile sparare un rapporto a 36/38/40 ore settimanali!!!
Anche nel caso in cui la reperibilità di tutti i lavoratori venisse portata a 6 h/die, quindi a 42 h/settimanali, non vi è alcuna relazione diretta o indiretta che lega tale reperibilità alla disponibilità che deve garantire il medico.
Se così fosse, tutti i medici di controllo ASL avrebbero contratti di 49 h/settimanali mentre sappiamo benissimo che soltanto i più fortunati e svolgendo molte altre attività interne, a malapena raggiungo le 28/30 h/settimanali e con i compensi della medicina dei servizi che sono di poco superiori a quelli percepiti da una badante convivente ………….
Inoltre, qualcuno ha fatto seriamente i conti con 36/38/40 h/settimanali nel caso in cui il carico di lavoro non fosse elevato, quanti esuberi potrebbero saltare  fuori?
Forse non si è letto attentamente il testo del decreto legislativo laddove recita che le visite verranno disposte d’Ufficio dal Committente, oppure le notizie che parlano di “visite mirate”!!!! e come si chiama quel giocattolino che permette questa attività e ha consentito di ridurre il carico di lavoro per le richieste di controllo sui lavoratori privati?
Infine, se in una sede oggi si effettuano ca 20 visite al mese, chi garantisce che passando ad un rapporto orario vengano riconosciute automaticamente a tutti 36/38 h/settimanali se non interviene un aumento del carico di lavoro che le giustifichi!!!
È vero che esiste l’istituto della mobilità e saltando “le liste” il medico potrebbe fiscalizzare qualsiasi territorio, ma alla veneranda età di oltre 50 anni quanti sarebbero disponibili a sobbarcarsi centinaia di km per fascia  ogni giorno?
In queste condizioni l’obiettivo delle 36/38/40 h/settimanali potrebbe essere raggiunto, senza grandi difficoltà, soltanto da coloro che intrattengono altri rapporti orari perché  “sommando” le  ore potrebbero aspirare al “tempo pieno”.
Il paracadute previsto dalla richiesta unitaria per raggiungere il tempo pieno, contrastata fino all’ultimo, oggi non è più possibile, in quanto il committente ha già individuato, con la determinazione del 2015, il personale medico cui far svolgere le attività istituzionali.
Se poi il rapporto modulato ad ore non sarà un ACN ma un’apposita convenzione, cioè un rapporto parasubordinato generico, quindi per sua natura a tempo determinato, che cosa succederà?
Domanda cretina: con un rapporto generico modulato ad ore, un’eventuale convenzione unica o rapporto unico sarebbero facilitati oppure no?
Altra domanda cretina: se non si passasse ad un rapporto modulato ad ore, gli attuali compensi potrebbero essere diminuiti, oppure no?
Per facilitare la rimodulazione dei compensi, altra leggenda metropolitana che si racconta riguarda gli “elevati” compensi percepiti dai medici di lista e fermi al 2008, sulla quale ci si potrebbe scrivere un libro.
Il Principe avrebbe ricordato una delle Sue massime: “ma mi faccia il piacere, si informi, ha capito!!!!”.
mauro

giovedì, giugno 15, 2017

CHI DECIDE CHE COSA

L’atto di indirizzo per la stipula delle “apposite convenzioni”, viene emanato, come recita l’articolo 18, lettera c) del decreto legislativo 75/2017, dal Ministro del Lavoro, di concerto con quella della Pubblica Amministrazione e della Salute, sentito l’INPS per gli aspetti organizzativo-gestionali e sentite le OOSS e la FNOMCEO.
Quindi, secondo il tenore letterale della norma, per quanto riguarda il “cuore” delle apposite convenzioni, cioè i ricordati aspetti organizzativo – gestionali, il Ministro del Lavoro è tenuto a sentire esclusivamente l’INPS.
Detto terra terra, il Ministro del Lavoro se la canta e se la suona.
Non solo le OOSS e la FNOMCEO non hanno voce in capitolo, ma non sono neanche “sentite” per sapere cosa ne pensano sugli aspetti organizzativo – gestionali.
Se l’INPS proporrà, ad esempio, una convenzione unica modulata ad ore con una figura unica di medico convenzionato perché ritiene tale organizzazione più efficiente, efficace ed economica, qual è la eventuale via di fuga, ammesso che ci siano dei contrari?
Si è cercato, in tutti i modi, di suggerire la proposta di far inserire, nel decreto legislativo, i famosi paletti  che avrebbero consentito di condizionare, a tutela dei medici di lista,l’atto di indirizzo, ma ……………..
Si è cercato di suggerire, una volta emanato il decreto legislativo, di far apportare almeno delle modifiche. sempre per condizionare l’atto di indirizzo, ma ……………………..
Inoltre, sempre l’articolo 18, ma alla lettera d), è stabilito che con decreto del Ministro della Pubblica Amministrazione di concerto con quello del Lavoro e senza neanche sentire FNOMCEO e OOSS, sono stabilite le modalità per lo svolgimento delle visite fiscali….
Rispetto alla vigente normativa, dove la disciplina e le modalità dei controlli sono stabiliti con decreto ministeriale, sentite FNOMCEO e INPS e, in base al DM del 2008, anche le OOSS, sempre dal tenore letterale del recente decreto legislativo, i medici di lista saranno maggiormente tutelati oppure no?
Quando si andrà a sottoscrivere “l’apposita convenzione”, quali saranno i margini di manovra che i Rappresentanti dei medici di lista  potranno disporre? Avranno la possibilità di “scrivere e non solo sottoscrivere” l’apposita convenzione, come qualcuno sostiene,  oppure si troveranno il piatto pronto o quasi pronto con sopra un cartello scritto: “mangia questa ministra o ti butti dalla finestra!!!”
Il Principe avrebbe detto: “Paisà, sei alla ricerca di un buon business e allora perché non ti compri la fontana mia!!”
mauro

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