martedì, settembre 22, 2020

VENGHINO SIGNORI, VENGHINO

 Sembra, ma sicuramente non sarà vero, non può essere vero, che l’ipotesi di accordo in discussione possa addirittura agevolare il passaggio dei medici fiscali alla dipendenza.

Forse non si è al corrente che per accedere ai ruoli nella pubblica amministrazione, di cui INPS fa parte, occorre superare, come recita la Costituzione della Repubblica Italiana, una prova d’esame, oppure si deve ricorrere a leggi specifiche.

La possibilità di accesso al ruolo, tramite procedura “semplificata”, sarebbe stata possibile sfruttando la lista ad esaurimento (e la priorità) ma, purtroppo, queste due norme saranno ormai superate con la entrata in vigore dell’ipotesi di accordo in corso di approvazione e non sarà più possibile riesumarle.

Inoltre, non si deve dimenticare che una parte degli interessati è stata aspramente critica per il passaggio “semplificato” alla dipendenza, come prevedeva un emendamento presentato al DL “Rilancio”, preferendo mantenere una situazione di estrema precarietà con un incarico libero professionale.

L’occasione c’era, altri medici, quelli convenzionati con il SSN ne hanno approfittato passando alla dipendenza, i medici fiscali, purtroppo, hanno perso l’ennesimo treno che li avrebbe condotti a destinazione sicura.

Il Principe avrebbe detto: “Ma mi faccia il piacere!!”

mauro


lunedì, settembre 14, 2020

DALLA STABILITA’ ALLA PRECARIETA’

 Le liste speciali costituite ai sensi dell’articolo 5, comma 12, decreto legge 463/83, convertito, con modificazioni, dalla legge 638/83, sono state trasformate in liste ad esaurimento dall’articolo 4, comma 10 bis, decreto legge 101/2013, convertito, con modificazioni, dalla legge 125/2013.

Inoltre, ai sensi dell’articolo 1, comma 340, legge 147/2013, INPS deve avvalersi, in via prioritaria, per l’espletamento del servizio, dei medici inseriti nelle liste ad esaurimento.

Il combinato disposto delle due norme, garantisce la stabilità del rapporto confermata, anche se in via incidentale, da una sentenza del TAR Lazio.

Lo stesso atto di indirizzo, emanato con decreto ministeriale 2 agosto 2017,  che prevede due canali di accesso alla convenzione, quindi due liste, stabilisce che l’attività “viene svolta per l'intera durata  di  permanenza degli stessi medici nelle rispettive liste” e, per i medici della lista ad esaurimento l’attività si intende svolta, ovviamente, ad esaurimento.

 

A differenza di quanto stabiliscono due norme di legge e l’atto di indirizzo, la convenzione in corso di approvazione, invece, prevede la creazione di un unico calderone e non più percorsi separati, facendo perdere ai medici delle liste ad esaurimento le due (uniche) importanti tutele che garantiscono la tenuta dell’incarico.

 

A conferma di quanto sopra la convenzione in corso di approvazione, si limita a prevedere, all’articolo 7, comma 1, che la durata dell’incarico è limitata a quella della stessa convenzione e per i successivi rinnovi, convenzione che, ai sensi dell’articolo 2, commi 5 e 6, può essere modificata in qualsiasi momento per effetto di modifiche regolamentari, normative o provvedimenti legislativi.

 

Inoltre, la stessa convenzione in corso di approvazione non esclude che ciascuna delle Parti possa disdirla alla scadenza o anche prima per effetto dei provvedimenti di cui al punto precedente.

 

Basterebbe la semplice variazione delle fasce di reperibilità per giustificare un pesante intervento su tutto l’impianto, che crollerebbe come un castello di carta.

 

Infine, non risponde a verità affermare che la convenzione mette al riparo da emendamenti killer come quelli presentati in precedenza perché, lo stesso provvedimento killer, stabiliva proprio l’abrogazione della norma riguardante la convenzione: “Al comma 2-bis dell'articolo 55-septies del decreto legislativo 30 marzo 2001, n.165, le parole da: «Il rapporto tra l'INPS e i medici di medicina fiscale» fino a: «disciplina delle incompatibilità in relazione alle funzioni di certificazione delle malattie» sono soppresse”. 

Il Principe avrebbe detto: “Ma mi faccia il piacere, si informi!!”

mauro


giovedì, settembre 03, 2020

MI CONCEDE LE FERIE A NOVEMBRE! COME E’ UMANO LEI!!!

Un rapporto libero professionale si caratterizza soprattutto per la mancanza del potere direttivo, di controllo e disciplinare da parte del datore e l’ assenza pressoche totale di vincoli. Il rapporto libero professionale, ha stabilito più volte la Suprema Corte, si deve svolgere su un piano di parità, altrimenti si scivola nella subordinazione.

Nell’ipotesi di accordo in corso di approvazione, si riscontrano diversi criteri tipici del rapporto di dipendenza, ma senza le garanzie e le tutele previste da questa tipologia di rapporto (e pensare che qualche furbastro ha festeggiato la bocciatura dell’emendamento che prevedeva la dipendenza!!).

Su questo argomento sarebbe interessante conoscere il giudizio della magistratura del lavoro nel caso venissero presentati ricorsi, tra l’altro già verificatisi con la disciplina vigente e chi sarebbe chiamato a rispondere di eventuali abusi.

Un caso emblematico, poi, è il permesso annuale retribuito, usato spesso come arma di “distrazione di massa” paragonandolo addirittura alle “ferie”.

L’ipotesi di accordo, all’articolo 16, commi 1 e 2, recita:

1. Per ogni anno di effettivo servizio prestato, al medico fiscale INPS spetta un periodo di permesso di 30 (trenta) giorni di calendario con diritto alle voci retributive fisse, purché l’assenza dal servizio non sia superiore ad un totale di cinque settimane lavorative.

2. A richiesta dell’interessato il permesso, autorizzato dalla sede INPS di appartenenza, è fruito in uno o più periodi programmati, tenendo conto delle esigenze operative della medesima strutture INPS. Il permesso retribuito è programmato e organizzato tenendo conto delle esigenze del servizio e di quelle generali della struttura di appartenenza.

È da precisare che 30 giorni di calendario corrispondono a 2,5 giorni al mese (30:12)

Dal tenore letterale della norma, difficilmente il permesso previsto dall’ipotesi di accordo può essere paragonato ad un periodo di ferie, diritto irrinunciabile, mentre, sembrerebbe rientrare tra le “gentili concessioni” elargite dal Committente (con quali risorse, non è indicato, ma probabilmente con distrazione dai compensi).

Qualche mattacchione ripete in continuazione che l’ipotesi di accordo in corso di approvazione è il copia/incolla degli ACN del SSN, anzi la fotocopia dell’ACN della specialistica ambulatoriale forse pensando che sia sufficiente scopiazzare qualche passaggio per rendere le due convenzioni giuridicamente analoghe. Per carità, ognuno è libero di credere ad ogni favola raccontata, ma leggiamo cosa prevede la convenzione della specialistica all’articolo 33, comma 1:

Per ogni anno di effettivo servizio prestato, allo specialista ambulatoriale, al veterinario e al professionista incaricato ai sensi del presente Accordo, spetta un periodo di permesso retribuito irrinunciabile di 30 (trenta) giorni non festivi, purché l’assenza dal servizio non sia superiore ad un totale di ore pari a cinque volte l’orario di incarico settimanale.

L’assenza della specificazione, nella ipotesi di accordo, che il permesso concesso ai medici fiscali sia un “permesso retribuito irrinunciabile” non comporta nessun obbligo in capo al Committente e, soprattutto, nessun diritto per il medico, tanto è vero che il comma 3, recita:

3. Il periodo di permesso è fruibile esclusivamente entro l’anno solare al quale si riferisce. I giorni di permesso non fruiti non sono monetizzabili.

Tranquillamente, come anche previsto dalla disciplina vigente, il medico fiscale può non chiedere di assentarsi e continuare a lavorare.

Inoltre, a conferma che non si tratta di un periodo di ferie, l’ipotesi di accordo, sempre all’articolo 16, ma ai commi 4 e 5, recita:

4. Per periodi di servizio inferiori ad un anno spettano tanti dodicesimi del permesso retribuito di cui al primo comma del presente articolo, quanti sono i mesi di servizio prestati.

5. Ai fini della maturazione del permesso retribuito non sono considerate attività di servizio i periodi di assenza per malattia e gravidanza di cui all’art. 17. Parimenti, non sono considerate attività di servizio i periodi di assenza non retribuiti di cui all’art. 18.

Mentre è pacifico che durante le assenze non retribuite non si maturino periodi di ferie (periodo di permesso retribuito irrinunciabile), non appare certo normale che le stesse non maturino durante la malattia e/o la gravidanza.

Tra l’altro, visto che i periodi di assenza per malattia non sono considerati “attività di servizio” nel caso di assenza, ad esempio di 3 giorni per malattia, il mese viene considerato come “servizio prestato”, oppure va a farsi benedire e quindi vengono detratti i giorni di ferie non maturate? (es: nel mese di marzo il medico si assenta per malattia 4 gg e nel mese di giugno, per 2  gg, i giorni di permesso (ferie)spettanti saranno sempre 30 oppure scendono a 25 perché non ha maturato 2,5 giorni a marzo e 2,5 giorni a giugno?)

Infine, ma non per ultimo, da quanto si evince dall’ipotesi di accordo il permesso retribuito annuale non sembra essere a carico del Committente, quindi sono senz’altro esagerati e inconciliabili, in un rapporto libero professionale che dovrebbe svolgersi su un piano di parità, i vincoli imposti come la richiesta di autorizzazione e che il permesso è programmato e organizzato tenendo conto delle esigenze del servizio e di quelle generali della struttura di appartenenza”.

Un conto è non lasciare scoperto il servizio, altro tenere conto addirittura delle esigenze generali della struttura di appartenenza  senza contemperare le esigenze del medico fiscale.

Ultima chicca: con il carico blindato, il compenso per il mese di “ferie”, sarebbe stato di euro 3.750,30 e non 2.459,87 come prevede l’ipotesi di accordo.

mauro


venerdì, agosto 28, 2020

SALDI DI FINE STAGIONE ANCHE SULLA MALATTIA E INFORTUNIO

Per quanto riguarda l’indennizzo nel caso di malattia e infortunio, che è corrisposto da ENPAM a partire dal 31° giorno, non vi è alcuna differenza tra la disciplina vigente e l’Ipotesi di Accordo in corso di approvazione.

Così come non vi è alcuna differenza per quanto riguarda tutte le altre tutele: indennizzo per gravidanza e maternità, paternità, adozione e affidamento, interruzione di gravidanza, ecc. sempre corrisposto da ENPAM.

Per i primi 30 giorni di malattia e infortunio, in entrambi i casi, l’eventuale copertura la si può ottenere mediante la sottoscrizione di una polizza assicurativa.

La differenza, invece, si riscontra nell’importo indennizzabile differente tra la disciplina vigente integrata con il carico blindato di 90 visite al mese e l’ipotesi di accordo in corso di approvazione.

Ricordiamo che, per carico blindato o volumi certi di attività, “si intende l’assegnazione del numero di visite previsto contrattualmente (90) con la clausola di salvaguardia che, nel caso in cui, per cause non imputabili al medico siano assegnate meno di 90 visite, al medico è corrisposto un importo così determinato:remunerazione per le visite effettivamente assegnate e svolte e,  per le visite mancanti fino alla novantesima, una remunerazione pari al prodotto tra il predetto numero di visite mancanti per l’importo unitario corrispondente alla visita di controllo domiciliare eseguita in giorno feriale di cui al DM del 2008 (euro 41,67 lordi)”. 

Quindi, veniamo al confronto. L’ipotesi di accordo, all’articolo 21, commi 5 e 6, recita:

5. Per far fronte al pregiudizio economico derivante dagli eventi di malattia e di infortunio, anche in relazione allo stato di gravidanza e secondo il disposto del D. Lgs. 26 marzo 2001, n. 151, e dalle conseguenze economiche di lungo periodo, è posto a carico dell’INPS un onere pari allo 0,72% dei compensi di cui al presente Accordo.

6. Con le stesse cadenze e modalità previste per il versamento del contributo di cui ai commi 2 e 3, l’INPS versa all’ENPAM il contributo di cui al precedente comma 5 affinché provveda in merito anche mediante la stipula di apposite assicurazioni.

Il pregiudizio economico che deriva dagli eventi di malattia o infortunio, in base all’articolo 21, comma 2, dell’ipotesi di accordo, è costituito dal solo importo mensile pari a euro 2489,75 lordi, cioè, pari a euro giornalieri 82,99 lordi (non è prevista una clausola di garanzia per l’assegnazione di un numero minimo di visite).

Quindi, fermo restando che si dovranno conoscere le eventuali franchigie applicate dalla compagnia di Assicurazioni, nel caso di un evento di malattia di 5 giorni, l’indennizzo che spetterà al medico con l’ipotesi di accordo, sarà pari a euro 414,95 lordi. Nel caso di un evento di 30 giorni, l’importo sarà di euro 2.489,75 lordi.

Invece, in base alla disciplina vigente con il carico blindato (90 visite mensili) e con i compensi attuali ancorche risalenti al 2008, fermo restando che si dovranno conoscere le eventuali franchigie applicate dalla compagnia di Assicurazioni, l’indennizzo spettante per 5 giorni di malattia sarebbe stato pari a euro 625,05 lordi (15 visite x euro 41,67). Nel caso di un evento di 30 giorni, l’importo indennizzato sarebbe stato di euro 3.750,30 lordi.

Differenza di oltre il 50%. 

Ovviamente, per le “conseguenze economiche di lungo periodo”, la differenza aumenta in misura maggiore.

Ci sarebbe da chiedersi, infine, se è chiaro a tutti come funzionerà, in base all’ipotesi di accordo in corso di approvazione,  la richiesta dell’indennizzo in caso di malattia e infortunio, ivi comprese le eventuali franchigie, perché, come ricordato, il tutto potrebbe avvenire tramite la stipula di una polizza con quello che ne consegue (ad esempio, l’attuale polizza 30 gg della Cattolica Assicurazioni per i medici del Fondo di medicina generale, al quale saranno iscritti obbligatoriamente anche i medici fiscali, prevede: apertura del sinistro all’inizio della malattia con invio documentazione medica e amministrativa dettagliata, chiusura del sinistro al termine della malattia o infortunio con invio della documentazione medica e amministrativa di ripresa lavoro e previsione del rimborso con accredito sul proprio conto corrente tramite bonifico bancario da parte dell’Assicurazione entro 20 gg). 

Infine, sempre dall’ipotesi di accordo in corso di approvazione, non risulta chiaro da chi e come verrà individuata la compagnia di Assicurazioni nel caso in cui ENPAM decidesse in tal senso.

Il Principe avrebbe detto: “e io pago!!!!”

mauro  

lunedì, agosto 24, 2020

38 ORE SETTIMANALI: LIMITE INVALICABILE

 l’articolo 13, comma 4, del’ipotesi di accordo in corso di approvazione, recita:  4. L’incarico di medico fiscale INPS è incompatibile con l’incarico a tempo indeterminato, determinato o di sostituzione, ai sensi degli ACN della specialistica ambulatoriale, della medicina generale e della pediatria di libera scelta. L’incompatibilità non sussiste qualora le due attività in questione siano svolte in province diverse e il medico fiscale operi su singola fascia”.      

Sempre l’articolo 13, ma al comma 1, recita: 1. È incompatibile con lo svolgimento delle attività previste dal presente Accordo il medico che:

- si trovi in una qualsiasi posizione non compatibile per specifiche norme di legge o regolamento o di contratto di lavoro”;  

quindi, non è sufficiente cambiare provincia per non essere incompatibili perché occorre rapportarsi anche alle norme che regolamentano l’attività svolta in convenzione con il SSN. 

Premesso che l’eventuale trasferimento ad altra provincia previsto dagli AACCNN della medicina convenzionata è tutt’altro che facile e, in alcuni casi, come la medicina generale, si possono attendere anche diversi anni affinche questo avvenga, c’è da capire quali potrebbero essere le ulteriori incompatibilità da superare. 

L’ACN della medicina generale, per quanto riguarda il rapporto di continuità assistenziale, all’articolo 65, comma 9, recita: “9. L'orario complessivo dell'incarico a tempo indeterminato di continuità assistenziale sommato a quello risultante da altre attività compatibili non può superare le38 ore settimanali”.  

L’ACN della specialista ambulatoriale all’articolo 28, comma 1, recita: 1. L’incarico ambulatoriale, ancorché sommato ad altra attività compatibile, non può superare le 38 ore settimanali”.  

Il medico fiscale, in base a quanto previsto dal sopra ricordato articolo 13, comma 4, nel caso in cui svolga un’attività in convenzione con il SSN, può garantire la disponibilità solo su una fascia di reperibilità. 

L’ipotesi di accordo in corso di approvazione, all’articolo 20, comma 3, recita: “Per disponibilità su una sola fascia si intende la disponibilità ad effettuare visite mediche di controllo, nella fascia mattutina o in alternativa in quella pomeridiana di reperibilità dei lavoratori per tutti i giorni feriali, almeno due fasce nelle giornate del sabato e almeno una fascia nelle giornate festive del mese”.  

Quindi, l’impegno orario settimanale previsto per il medico fiscale che garantisce la disponibilità solo su una fascia, per la quale riceve un compenso mensile di euro 1244,88 lordi, è pari a 24 ore settimanali. 

Si deduce che il medico di continuità assistenziale che ha un rapporto orario base pari a 24 ore settimanali, supera abbondantemente il limite delle 38 ore stabilito dall’ACN, mentre, lo specialista ambulatoriale, fermo restando lo svolgimento dell’incarico in altra provincia, può conservare l’incarico con la ASL fino ad massimo di 14 ore settimanali.  

Ovviamente, i limiti non valgono per coloro che svolgono attività libero professionale o detengono incarichi libero professionali. 

Sarebbe interessante conoscere il parere della SISAC, dell’INPS e delle organizzazioni sindacali dei medici di medicina generale e degli specialisti ambulatoriali interni, per capire se il limite invalicabile delle 38 ore settimanali, così come è articolata l'ipotesi di accordo in corso di approvazione, possa costituire causa di decadenza dall’incarico sia di medico fiscale che di medico convenzionato con il SSN. 

mauro


martedì, agosto 18, 2020

COME E’ DELIZIOSO ANDAR…….

Entro il 2020 sarà emanato l’atto di indirizzo previsto dall’articolo 1, comma 459, legge 27 dicembre 2019, n.160 (legge Bilancio 2020), per il conferimento di incarichi di 35 ore settimanali per 820  medici  “Per assicurare all'INPS il presidio  delle  funzioni relative all'invalidita'  civile e delle attivita' medico-legali in materia  previdenziale  e  assistenziale   affidategli”

 

L'atto di  indirizzo per il convenzionamento degli 820 medici,come previsto dal sopra ricordato comma 459, “fornisce indirizzi sulle tutele normative e  previdenziali  del  rapporto  convenzionale,  che tengano conto di principi  di  equita'  normativa  e  retributiva  in relazione alle altre tipologie di medici che operano per  l'INPS  con rapporto convenzionale”.

 

Quindi, l’atto di indirizzo, come recita il comma 459, al fine di fornire indirizzi sulle tutele normative e previdenziali, necessita, come riferimento, di un’altra convenzione  con medici che operano per l’INPS con rapporto convenzionale, cioè i medici fiscali, in modo da rispettare “principi di equità normativa e contributiva”.

Grazie all’Ipotesi di Accordo in corso di approvazione, le tutele normative e previdenziali (iscrizione obbligatoria Fondo ENPAM medicina generale, per esempio) ivi previste, saranno traslate nell’emanando atto di indirizzo per la  convenzione degli 820 medici, in assenza della quale non sarebbe stato possibile emanare il provvedimento amministrativo.

Sarebbe stato un bello “scherzo da prete” se l’Ipotesi di Accordo fosse saltata, causando un corto circuito dato che, la vigente disciplina, non è esportabile. Forse questo passaggio potrebbe essere una delle ragioni che hanno fatto improvvisamente accelerare la conclusione sull’Ipotesi di Accordo (la cd svolta “epocale”, “storica” e l'alba di una nuova era).

Ovviamente, vengono traslati solo i “princìpi” perché, a differenza della convenzione dei medici fiscali, dove le “tutele” sono “fai da te” autofinanziate, nella convenzione degli 820 medici gli oneri pluriennali per le “tutele normative e previdenziali” sono a carico del Committente, come prevede il comma 460 della ricordata legge 160/2019 e come è giusto che sia in un ACN autentico e non farlocco.

L’altro aspetto curioso, è che questo scambio di princìpi tra la convenzione dei medici fiscali e quella degli 820 medici, non riguarda, oltre la copertura degli oneri a carico del Committente, il  carico di lavoro che, per i medici da convenzionare è stabilito per legge in 35 ore settimanali, mentre, per i medici fiscali l’Ipotesi di Accordo prevede 49 fasce settimanali di 4/h ciascuna.

Infatti, ai sensi dell’articolo 20, comma 2 dell’Ipotesi di Accordo, il medico fiscale deve “garantire la reperibilità su entrambe le fasce per tutti i giorni feriali, 3 fasce di sabato e 2 di domenica”, per un totale di 49 fasce mensili, pari a 196 h/mese. Attenzione, perché si parla di reperibilità attiva ed il compenso previsto non è un compenso accessorio, ma quello principale.

Vi è un altro passaggio dell’Ipotesi di Accordo, nascosto tra le pieghe delle norme, che potrebbe far pensare ad un ulteriore obbligo orario per il medico fiscale.

La convenzione stabilisce, infatti, sempre all’articolo 20, ma al comma 7: “7. Nella fascia mattutina per l'ottimizzazione dell'efficienza ed efficacia del sistema degli accertamenti medico legali domiciliari ed ambulatoriali sui dipendenti assenti dal servizio per malattia, le visite di controllo sono assegnate al medico fiscale incaricato, almeno 30 minuti prima dell'inizio della fascia di reperibilità stabilita per i dipendenti pubblici”.

E ancora, al comma 8: “8. Nella fascia pomeridiana, le visite sono assegnate almeno 1 ora dell'inizio della fascia di reperibilità di riferimento dei dipendenti pubblici”. 

I 30 minuti prima nella fascia antimeridiana e i 60 minuti prima nella fascia pomeridiana, sono finalizzati, come recita l’articolato “all’ottimizzazione dell'efficienza ed efficacia del sistema”. 

Questo passaggio, potrebbe far supporre che il medico dovrebbe utilizzare i 30 e i 60 minuti per organizzarsi (in ottica di ottimizzazione ed efficacia del sistema degli accertamenti) ed essere pronto ad iniziare il giro delle visite o ad andare in ambulatorio, avendo avuto cura di cercare, ad esempio, eventuali indirizzi errati o imprecisi telefonando alla Sede, agli uffici comunali, cercando negli elenchi telefonici, ecc. insomma, dandosi attivamente da fare e non stare a girarsi i pollici. 

Inutile ricordare che è possibile controllare l’ora e il minuto esatto in cui si accede, tramite il tablet, ai sistemi informatici e che il rapporto non è più a prestazione, quindi…………….okkio. 

Questa situazione sembra avere delle analogie con la vestizione/svestizione del personale sanitario che per la Cassazione è “tempo normale di lavoro”. E pensare girava voce che più di qualcuno si oppose tenacemente all’invio unico giornaliero!! Da premio Nobel!!! 

Ma non è finita qui, perché, inoltre, è bene ricordare che l’Ipotesi di Accordo, all’articolo 20, comma 2, recita: Per disponibilità su entrambe le fasce si intende la disponibilità costante ad effettuare visite mediche di controllo nella fascia sia mattutina che pomeridiana” e non prevede, quindi, che l’orario di impegno complessivo del medico, visite + spostamenti, debba ricadere all’interno delle fasce. 

Questo significa che, il tempo di percorrenza all’inizio della fascia per raggiungere l’abitazione del primo lavoratore da visitare e quello alla fine della fascia, dall’abitazione dell’ultimo lavoratore visitato e l’abitazione del medico, è a carico del medico fiscale.

Discorso completamente diverso con la disciplina vigente, dove il rapporto è a prestazione ed è il medico che organizza insindacabilmente i tempi di lavoro (vedasi le numerose sentenze). 

Non occorre un genio per comprendere che la reperibilità “a fasce”, per l’impegno “obbligatorio”, ad libitum, che ne deriva, è ad esclusivo vantaggio del Committente e non il contrario.

Se consideriamo che l’operatività potrà essere estesa su tutto il territorio provinciale, c’è il concreto rischio che si esca da casa alle 8,30 per farvi rientro dopo le 19,00. Marco Polo, in confronto, era un pantofolaio. 

Qualche furbastro, per indorare la pillola, racconta, che in caso di stress lavoro correlato, si potrà marcare visita perché intanto ci sono le “tutele”, senza spiegare, ovviamente, che cosa significhi, con l’attività a fasce tutti i giorni, la copertura della malattia tramite polizza prevista dall’ipotesi di accordo, aprire un sinistro, anche per una fascia di assenza, chiuderlo e quanti denari restano effettivamente in tasca. Una più attenta letta a questa “tutela”, forse sarebbe proprio il caso di darla. 

E per l’impegno giornaliero, dalle luci dell’alba a quelle delle stelle, al medico fiscale viene riconosciuto l’incredibile importo mensile di euro 2.489,75 lordi, l’equivalente, cioè, di 47 visite/mese ai compensi attuali ancorche fermi al 2008, con una differenza  di impegno, ovviamente, neanche lontanamente paragonabile. Convenzione fai da te? No carico blindato? Ahi,ahi,ahi… 

Infine, è importante ricordare che con l’organizzazione del lavoro prevista, non più a prestazione, sarà difficile, nel caso di non esecuzione della visita, che possa venire accettata acriticamente, come giustificazione, la mancanza di tempo o il non aver trovato l’indirizzo, senza dimenticare, tra l’altro, che l’Ipotesi di Accordo, all’articolo 15, comma 3, recita: “3. Rappresentano cause di decadenza, dichiarata d’ufficio con provvedimento del Direttore provinciale territorialmente competente previo parere della Commissione Mista Provinciale - la mancata effettuazione non giustificata di visite mediche domiciliari e in misura tale da compromettere la funzionalità del servizio e/o da non rendere proficua la prosecuzione del rapporto con l’Istituto, secondo la valutazione del Direttore provinciale”.

Paolo Panelli, nel film “Il Conte Tacchia”, ripeteva spesso: “Dovete da lavorà, bisogna lavorà, bisogna girà, nun ve dovete da lamentà”. 

mauro

 


giovedì, agosto 13, 2020

da Attilio Ore cgil : *PREPARIAMOCI ADESSO AL RICORSO LEGALE*

Abbiamo archiviato con successo la precedente iniziativa

_*“ raggiungiamo quota 200!*

con 203 adesioni !!

 

171 plurindirizzi

32 monoindirizzo

NON MALE!!!

DIREI CHE LA MISSIONE È COMPIUTA!

*Raggiungiamo quota 200!* è andata a segno ufficialmente!

 

Grazie a tutti per la collaborazione!!

* è un tesoretto che vedremo di far valere nelle prossime iniziative DECISIVE!*

Ovviamente nessuno vieta che si continui a firmare ed arrivare a quota 250...300...

 

Ora,però, partiamo con la fase LEGALE  della nostra azione.

Avremo prima un CONSULTO  con lo studio legale ALLEVA di Bologna

( ottimo studio di diritto del lavoro e diritto sindacale ) il 1 settembre , dal quale avere una relazione tecnica sulla convenzione appena accettata dalle sigle sindacali che tutti conosciamo ed una previsione sulle possibilità di avere ragione in sede giudiziaria.

 

Ricordo che vorremmo raggiungere una base di almeno 2000 €  e  più saremo, meno spenderemo singolarmente.

Vediamo di arrivare velocemente a 200.

In un giorno siamo arrivati a 37 adesioni.

Prima arriviamo a queste 200 adesioni, prima possiamo prenotare ( con anticipo in danaro) l’appuntamento  del 1 settembre con studio ALLEVA.

Ricordo a tutti che lo studio BONETTI della Cgil AFFIANCHERÀ lo studio Alleva in tutte le fasi.

L’adesione andrà comunicata via sms al 3492853346

o mediante mail su

dott.ore@yahoo.com

Poi vi fornirò il num. di c/c del sinmevico su cui versare la quota.

 

Grazie a tutti!


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