giovedì, settembre 07, 2017

IL CONSIGLIO DI STATO SULLA DISCIPLINA VIGENTE

Nel parere, con osservazioni, emesso dal Consiglio di Stato sullo schema di decreto interministeriale recante “modalità per lo svolgimento delle visite
fiscali e per l'accertamento delle assenze dal servizio per malattia, nonché
l'individuazione delle fasce orarie di reperibilità, ai sensi dell'articolo 55-septies,
comma 5-bis, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165”,
integralmente  pubblicato nel post precedente, si legge:
“la disciplina in esame ricalca in larga parte quanto già previsto dai decreti del Ministro del lavoro e delle politiche sociali del 15 luglio 1986, del 18 aprile 1996, del 12 ottobre 2000, “attualizzandone le previsioni” in relazione allo sviluppo tecnologico dei mezzi di comunicazione, anche al fine di “armonizzare la disciplina dei settori pubblico e privato”, in ossequio a quanto esplicitamente previsto dal citato art. 55 septies, comma 5 bis del d. lgs. n. 165 del 2001”.
Ricordiamo, che la disciplina vigente, emanata con i decreti interministeriali sopra citati, è stata reiterata dal decreto ministeriale 8 maggio 2008.
Orbene, contro la vigente disciplina è stata condotta una autentica crociata con dati farlocchi al fine di convincere i sanitari che la stessa doveva essere necessariamente rimodulata.
Sullo stessa linea, alcuni Funzionari che hanno definito la disciplina corrente “risalente”, quindi, da modificare.
Quello che non convince, però, è che ad essere modificata è stata solamente la parte riguardante gli aspetti del rapporto di collaborazione, eliminando graduatorie, liste, punteggi, ecc. cioè tutta l’impalcatura normativa  a tutela dei medici di lista.
Ma quello che lascia perplessi è come mai, una volta accertata l’impossibilità di poter riconoscere ai medici un ACN del SSN a tempo indeterminato, non si sia proceduto con la contrattualizzazione della disciplina vigente integrandola con il carico di lavoro certo e uniforme su tutto il territorio a compensazione con la disponibilità oraria, salvaguardando le tutele previste e gli attuali compensi.
Il Principe avrebbe detto: “E’ la somma che fa il totale”.
mauro

martedì, settembre 05, 2017

da mauro:parere consiglio di stato con osservazioni




N. 01441/2017 AFFARE
Numero 01939/2017 e data 04/09/2017Spedizione

R E P U B B L I C A I T A L I A N A
Consiglio di Stato
Sezione Consultiva per gli Atti Normativi
Adunanza di Sezione del 31 agosto 2017
NUMERO AFFARE 01441/2017
OGGETTO:
Ministero per la semplificazione e la pubblica amministrazione.
Schema di decreto ministeriale recante le “modalità per lo svolgimento delle visite
fiscali e per l'accertamento delle assenze dal servizio per malattia, nonché
l'individuazione delle fasce orarie di reperibilità, ai sensi dell'articolo 55-septies,
comma 5-bis, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165”.
LA SEZIONE
Vista la nota del 1° agosto 2017, prot. n. 1526P, di trasmissione della relazione di
pari data, pervenuta alla segreteria della Sezione il 1° agosto 2017, con la quale il
Ministero per la semplificazione e la pubblica amministrazione ha chiesto il parere
del Consiglio di Stato sullo schema di decreto in oggetto;
Esaminati gli atti e udito il relatore, consigliere Claudio Boccia.
Premesso.
N. 01441/2017 AFFARE
1. Con la nota del 1° agosto 2017, prot. n. 1526P, il Ministero per la
semplificazione e la pubblica amministrazione ha trasmesso per il prescritto parere
lo schema di decreto in oggetto, recante le “modalità per lo svolgimento delle visite
fiscali e per l'accertamento delle assenze dal servizio per malattia, nonché
l'individuazione delle fasce orarie di reperibilità, ai sensi dell'articolo 55-septies,
comma 5-bis, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165”.
Il decreto, secondo quanto riferito dal dicastero proponente, è volto a stabilire la
disciplina per lo svolgimento delle visite fiscali e per l'accertamento delle assenze
dal servizio per malattia, in ossequio a quanto disposto dall'art. 55 septies, comma 5
bis del d. lgs. n. 165 del 2001, così come novellato dall'art. 18 del d. lgs. n. 75 del
2017, adottato ai sensi di quanto previsto dalla normativa di delega di cui all'art. 17,
comma 1, lett. l) della legge n. 124 del 2015.
L'atto normativo in esame, inoltre, secondo quanto evidenziato dal dicastero
proponente, è finalizzato a “armonizzare, per quanto possibile, la disciplina per lo
svolgimento delle visite fiscali e per l’accertamento delle assenze dal servizio per
malattia tra settore pubblico e privato”, sostituendo da una parte la previgente
disciplina recata dal decreto del Ministro per la pubblica amministrazione e
l'innovazione n. 206 del 18 dicembre 2009 e mutuando dall’altra quanto già
previsto dai decreti del Ministro del lavoro e delle politiche sociali del 15 luglio
1986, del 18 aprile 1996, del 12 ottobre 2000 e dell'11 gennaio 2016, previa
attualizzazione delle relative previsioni “alla luce delle tecnologie cui l’INPS fa
ordinariamente ricorso per lo svolgimento dei propri controlli in materia medicolegale”.
2. Per quanto concerne il contenuto del presente schema di decreto,
l’Amministrazione proponente riferisce che quest’ultimo si compone di 10 articoli
le cui disposizioni sono di seguito riassunte nei loro aspetti principali:
- articolo 1 (“Richiesta della visita di controllo”) il quale dispone che la richiesta
della visita di controllo a carico del lavoratore in malattia possa essere formulata
N. 01441/2017 AFFARE
dal datore di lavoro fin dal primo giorno di assenza del lavoratore oltre che
disposta su iniziativa dell'INPS. L’articolo specifica, inoltre, che le comunicazioni
tra datore di lavoro e INPS e tra quest’ultimo ed i propri medici fiscali avvengono
mediante canali telematici;
- articolo 2 (“Svolgimento delle visite fiscali”) il quale stabilisce che le visite fiscali
possono essere effettuate “con cadenza sistematica e ripetitiva, anche in prossimità
delle giornate festive e di riposo settimanale”, fermo restando che il controllo è in
ogni caso richiesto sin dal primo giorno quando l’assenza si verifica nelle giornate
precedenti o successive a quelle non lavorative;
- articolo 3 (“Fasce orarie di reperibilità”) che individua le fasce di reperibilità dei
dipendenti pubblici, costituite dai periodi ricompresi tra le ore 9 e le 13 e tra le 15 e
le 18 - analogamente a quanto già previsto dal decreto ministeriale n. 206 del 2009
- ribadendo che l’obbligo di reperibilità sussiste anche nei giorni non lavorativi e
festivi;
- articolo 4 (“Esclusioni dall'obbligo di reperibilità”) il quale stabilisce le
esclusioni dall’obbligo di reperibilità, armonizzando la disciplina applicabile ai
dipendenti pubblici con quella relativa al settore privato e disponendo che siano
esclusi dall’obbligo di rispettare le fasce di reperibilità i dipendenti per i quali
l'assenza è riconducibile ad una delle seguenti circostanze: a) patologie gravi che
richiedono terapie salvavita; b) causa di servizio riconosciuta che abbia dato luogo
all’ascrivibilità della menomazione unica o plurima alle prime tre categorie della
Tabella A allegata al d. P.R. n. 834 del 1981 ovvero a patologie rientranti nella
Tabella E del medesimo decreto; c) stati patologici sottesi o connessi alla
situazione d’invalidità riconosciuta, pari o superiore al 67%;
- articolo 5 (“Verbale di visita fiscale”) che disciplina le modalità di redazione e di
trasmissione del verbale della visita fiscale da effettuarsi sia al datore di lavoro sia
al lavoratore tramite un apposito servizio telematico predisposto dall'INPS;
- articolo 6 (“Variazione dell'indirizzo di reperibilità”) che prevede l’obbligo, a
carico del lavoratore, di comunicare tempestivamente eventuali variazioni
N. 01441/2017 AFFARE
dell'indirizzo di reperibilità al datore di lavoro, il quale, per il tramite di canali
telematici, ne informa l'INPS;
- articolo 7 (“Mancata effettuazione della visita fiscale”) il quale dispone che della
mancata effettuazione della visita sia data immediata comunicazione motivata al
datore di lavoro che l'ha richiesta. Qualora il lavoratore risulti assente all’indirizzo
di reperibilità fornito, il medico fiscale rilascia apposito avviso d’invito a visita
ambulatoriale per il primo giorno utile presso l’Ufficio medico legale dell'INPS
competente per territorio; tale avviso deve essere consegnato, nel rispetto delle
garanzie previste dal Codice della privacy, con modalità (stabilite dall’INPS)
idonee a garantirne la conoscibilità da parte del destinatario;
- articolo 8 (“Mancata accettazione dell'esito della visita”) il quale dispone che il
medico che effettua la visita fiscale è tenuto ad informare il lavoratore del fatto che,
al fine di non accettare l'esito della visita, deve eccepire il dissenso “seduta stante”.
Il dissenso deve essere annotato sul verbale sottoscritto dal lavoratore, il quale
viene invitato a sottoporsi a visita fiscale, nel primo giorno utile, presso
l’ambulatorio medico legale della struttura territoriale dell’INPS competente per il
giudizio definitivo. Qualora il lavoratore si rifiuti di firmare il verbale, il medico
fiscale informa tempestivamente l’INPS e predispone apposito invito a visita
ambulatoriale;
- articolo 9 (“Rientro anticipato a lavoro”) il quale stabilisce che, in caso di rientro
anticipato al lavoro, il lavoratore deve chiedere, allo stesso medico che ha redatto la
certificazione di malattia ancora in corso di prognosi, la rettifica del certificato;
- articolo 10 (“Abrogazioni”) che dispone l’abrogazione del decreto del Ministro
per la pubblica amministrazione e l’innovazione del 18 dicembre 2009, n. 206.
Infine, lo schema di decreto in esame non risulta corredato dall’analisi dell’impatto
della regolamentazione (A.I.R.) e dall’analisi tecnico-normativa (A.T.N.).
Considerato.
3. Il regolamento disciplina, come in precedenza esposto, le “modalità per lo
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svolgimento delle visite fiscali e per l'accertamento delle assenze dal servizio per
malattia, nonché l'individuazione delle fasce orarie di reperibilità” ai sensi dell'art.
55 septies, comma 5 bis del d. lgs. n. 165 del 2001, introdotto dall'art. 18 del d. lgs.
n. 75 del 2017.
Per quanto concerne, quindi, la potestà normativa esercitata nel caso di specie,
quest'ultima trova il suo fondamento nella succitata normativa, in base alla quale
“al fine di armonizzare la disciplina dei settori pubblico e privato, con decreto del
Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione, di concerto con il
Ministro del lavoro e delle politiche sociali, sono stabilite le fasce orarie di
reperibilità entro le quali devono essere effettuate le visite di controllo e sono
definite le modalità per lo svolgimento delle visite medesime e per l'accertamento,
anche con cadenza sistematica e ripetitiva, delle assenze dal servizio per malattia”,
con la conseguenza che la Sezione non ha alcun rilevo da formulare al riguardo,
atteso che l'emanazione del presente decreto rientra nella competenza del Ministero
proponente ai sensi della normativa testé richiamata.
4. Per quanto concerne l'iter seguito dall'Amministrazione nella predisposizione
dello schema de quo, la Sezione rileva che dalla documentazione in atti non emerge
la presenza di un vero e proprio concerto da parte del Ministro del lavoro e delle
politiche sociali, viceversa richiesto dal richiamato art. 55 septies, comma 5 bis del
d. lgs. n. 165 del 2001: in atti vi è, infatti, soltanto la nota del 28 luglio 2017, prot.
n. 5152, a firma del Capo dell’Ufficio legislativo del Ministero del lavoro e delle
politiche sociali, con la quale quest’ultimo comunica che “nulla osta al preventivo
assenso” sullo schema in esame.
Orbene, come più volte sottolineato dalla Sezione, il concerto del Ministro è
qualcosa di sostanzialmente diverso da quanto si afferma nella nota da ultimo citata
poiché, con il concerto, il Ministro partecipa dell’iniziativa politica concorrendo ad
assumerne la responsabilità: il concerto, conseguentemente, può essere manifestato
da un funzionario soltanto per espresso incarico o per delega del Ministro e non
sotto la forma di semplice nulla osta, con la conseguenza che - al fine di evitare che
N. 01441/2017 AFFARE
la suddetta omissione si rifletta sulla regolarità formale del provvedimento
normativo in esame - è necessario che l’Amministrazione riferente acquisisca tale
concerto prima dell’approvazione definitiva del decreto stesso.
Ciò posto, la Sezione non può esimersi dal rilevare che la relazione trasmessa alla
Sezione stessa non fornisce idonei elementi istruttori sui procedimenti prodromici
alla stesura del decreto in esame.
Inoltre, dagli atti del fascicolo emerge che il presente decreto non risulta
accompagnato né dall’analisi dell’impatto della regolamentazione (A.I.R.) né
dall’analisi tecnico-normativa (A.T.N.) e che il medesimo non sembra - fatta salva
la già rilevata carenza d'informazioni al riguardo nell'ambito della relazione
ministeriale in epigrafe - essere stato sottoposto ad alcuna procedura di
consultazione preventiva.
La Sezione, quindi, nell’evidenziare che la normativa di riferimento non prevede
specifiche disposizioni al riguardo, non può che prendere atto delle menzionate
circostanze, auspicando tuttavia che l'Amministrazione valuti l’opportunità di porre
in essere, qualora non abbia a ciò provveduto, un processo partecipativo adeguato
alla delicatezza delle tematiche oggetto dell'intervento normativo in esame.
Il regolamento costituisce, infatti, un ulteriore tassello alla creazione del cosiddetto
“Polo Unico” della medicina fiscale, volto a migliorare e uniformare a livello
nazionale le modalità di accertamento delle assenze dal lavoro per malattia, con la
conseguenza che nella fattispecie in esame risulta ancora più evidente l’opportunità
di porre in essere un procedimento partecipativo che permetta di risolvere a monte
le problematiche che potrebbero sorgere in sede di applicazione dell'atto normativo
di cui si converte.
La Sezione, inoltre, rileva che il decreto in esame prevede che le comunicazioni tra
lavoratore, datore di lavoro ed INPS debbano avvenire per il tramite di specifici
canali telematici e con modalità, stabilite dall’INPS, idonee a garantire la
riservatezza dei soggetti sottoposti a visita fiscale ai sensi del Codice della privacy
N. 01441/2017 AFFARE
di cui al d. lgs. n. 196 del 2003.
La Sezione, quindi, in considerazione della necessità di garantire, in una materia
particolarmente delicata come quella in esame, la riservatezza dei dati dei soggetti
sottoposti a visita fiscale, auspica che nella succitata fase d’individuazione delle
modalità di comunicazione sia acquisito il parere del Garante per la privacy, anche
se quanto precede non risulta esplicitamente previsto dalla normativa di delega.
5. Per quanto concerne il merito del decreto de quo, la Sezione osserva che - come
evidenziato dal medesimo dicastero proponente - la disciplina in esame ricalca in
larga parte quanto già previsto dai decreti del Ministro del lavoro e delle politiche
sociali del 15 luglio 1986, del 18 aprile 1996, del 12 ottobre 2000 e dell'11 gennaio
2016, “attualizzandone le previsioni” in relazione allo sviluppo tecnologico dei
mezzi di comunicazione, anche al fine di “armonizzare la disciplina dei settori
pubblico e privato”, in ossequio a quanto esplicitamente previsto dal citato art. 55
septies, comma 5 bis del d. lgs. n. 165 del 2001.
Si tratta, invero, di finalità che non possono che essere condivise dalla Sezione e
ciò sia in considerazione della necessità di adeguare il quadro normativo allo
sviluppo tecnologico dei sistemi di comunicazione digitale sia in ragione del
progressivo allineamento della disciplina normativa concernente i dipendenti
pubblici con quella relativa al settore privato, conseguente al processo di
“privatizzazione” del pubblico impiego che ha avuto luogo a partire dall’inizio
degli anni '90.
Tuttavia, l'effettiva realizzazione dei condivisibili obiettivi individuati dal Ministero
potrà essere compiutamente valutata solo a seguito della concreta applicazione
delle disposizioni in esame, che dovrà conseguentemente essere adeguatamente
controllata e monitorata dall’Amministrazione, anche in sede di VIR, ai fini delle
eventuali modifiche da apportare alla vigente disciplina.
In ogni caso, proprio per agevolare il raggiungimento delle finalità indicate
dall’Amministrazione, la Sezione ritiene di formulare le seguenti osservazioni.
In relazione al disposto dell'art. 1 (“Richiesta della visita di controllo”), la Sezione
N. 01441/2017 AFFARE
osserva che il comma 3 di tale articolo si limita a prevedere che “la visita può
essere disposta … anche su iniziativa dell'INPS”, senza tuttavia esplicitare i criteri
in base ai quali l'INPS può procedere in tal senso: la Sezione pertanto, anche in
considerazione della natura regolamentare del presente intervento ed al fine di
evitare possibili problematiche interpretative, invita l'Amministrazione a valutare
l'opportunità, in sede di stesura definitiva del presente provvedimento, di precisare
ulteriormente la disposizione di cui al terzo comma dell'art. 1.
Per quanto concerne l'art. 3 (“Fasce orarie di reperibilità”), la Sezione osserva che
tale articolo - nell'individuare quali fasce orarie di reperibilità i periodi ricompresi
tra le ore 9 e le 13 e tra le ore 15 e le 18 di ciascun giorno - mantiene gli orari
attualmente previsti per i pubblici dipendenti, lasciando dunque immutata la
differenziazione tra dipendenti pubblici e privati, in relazione ai quali sono previste
fasce orarie di reperibilità più brevi, ricomprese tra le ore 10 e le 12 e tra le ore 17
e le 19.
L'Amministrazione, per il tramite della documentazione istruttoria trasmessa a
questa Sezione, ha motivato tale scelta evidenziando che “l’armonizzazione alla
disciplina prevista per i lavoratori privati avrebbe comportato (per i dipendenti
pubblici) una riduzione delle fasce orarie da sette ore giornaliere a sole quattro e,
quindi, una minore incisività della disciplina dei controlli”.
Orbene, in relazione a quanto precede, la Sezione non può esimersi dal rilevare che
la motivazione esplicitata dall'Amministrazione, basandosi su una nozione di
controllo prettamente quantitativa, non appare adeguata a superare la circostanza
che la disposizione in esame potrebbe essere ritenuta non conforme al criterio di
delega recato dall'art. 55 septies, comma 5 bis del d. lgs. n. 165 del 2001, nella
parte in cui dispone che l'atto normativo de quo debba essere finalizzato a
“armonizzare la disciplina dei settori pubblico e privato”.
La Sezione, pertanto, ritiene necessario invitare l'Amministrazione a procedere, con
le modalità ritenute più opportune, all’armonizzazione della disciplina delle fasce
N. 01441/2017 AFFARE
orarie di reperibilità fra dipendenti pubblici e dipendenti del settore privato, in base
a quanto esplicitamente previsto dalla normativa di delega di cui al richiamato art.
55 septies, comma 5 bis del d. lgs. n. 165 del 2001.
Conseguentemente la Sezione ritiene opportuno inviare il presente parere anche
alla Presidenza del Consiglio dei Ministri per le valutazioni che detto Organo riterrà
di effettuare in proposito.
In relazione al disposto dell'art. 8 (“Mancata accettazione dell'esito della visita”),
la Sezione osserva che tale disposizione prevede, al comma 3, che in caso di rifiuto
da parte del lavoratore di firmare il verbale di visita, il medico debba informare
l'INPS che “predispone apposito invito a visita ambulatoriale”, senza tuttavia
specificare che tale invito deve essere consegnato al lavoratore nel rispetto delle
garanzie di riservatezza previste dal Codice della privacy.
La Sezione, pertanto, ritiene necessario invitare l'Amministrazione a valutare
l'opportunità di integrare la disposizione di cui al predetto art. 8, esplicitando - in
analogia con quanto previsto dall'art. 7, comma 2 dello schema - che la consegna al
lavoratore dell'avviso di cui al comma 3 dell'art. 8 deve avvenire “nel rispetto della
riservatezza ai sensi del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196”.
Per quanto concerne, inoltre, l'art. 9 (“Rientro anticipato a lavoro”), la Sezione
rileva che tale disposizione prevede che, nell'ipotesi in cui il dipendente intenda
riprendere l'attività lavorativa in un periodo precedente rispetto all'iniziale prognosi,
il medesimo dipendente debba richiedere la “rettifica” del certificato che “deve
essere effettuata dal medesimo medico che ha redatto la certificazione di malattia
ancora in corso di prognosi”.
In proposito la Sezione osserva che il termine rettifica non si adatta compiutamente
alla fattispecie de qua, atteso che tale vocabolo presuppone l’esistenza di un errore
di giudizio che viceversa potrebbe non essersi verificato: il decorso della malattia,
infatti, potrebbe aver subito modifiche non prevedibili al momento della diagnosi e
tali da consentire un ritorno anticipato al posto di lavoro.
La Sezione, pertanto, invita l’Amministrazione in sede di stesura definitiva del
N. 01441/2017 AFFARE
provvedimento ad utilizzare una terminologia differente nella quale possa
ricomprendersi anche la succitata ipotesi, come a titolo di mero esempio la
locuzione “certificato sostitutivo”.
La Sezione, inoltre, rileva che la disposizione in esame dovrebbe essere articolata
in modo più puntuale al fine di evitare che la medesima, nell’ipotesi in cui non sia
tecnicamente possibile ricorrere allo stesso medico che ha rilasciato il certificato da
“rettificare”, dia luogo ad un aggravio procedimentale che potrebbe ritardare
l’anticipato rientro dei dipendenti sul luogo di lavoro.
La Sezione, pertanto, invita l'Amministrazione a valutare la possibilità, prima
dell'approvazione definitiva del presente schema, d’integrare l’articolo de quo,
disciplinando le fattispecie in cui la certificazione richiesta dalla norma può essere
rilasciata anche da un altro sanitario.
Infine, per quanto concerne la restante parte del decreto in esame, la Sezione ritiene
che le relative disposizioni - che come già evidenziato ricalcano in larga parte
quanto già previsto dai decreti del Ministro del lavoro e delle politiche sociali del
15 luglio 1986, del 18 aprile 1996, del 12 ottobre 2000 e dell'11 gennaio 2016 -
siano conformi agli obiettivi posti dall'Amministrazione alla base dell’adozione
dell’atto normativo de quo, con la conseguenza che - rientrando tali disposizioni
nella discrezionalità demandata alla medesima Amministrazione dall'art. 55 septies,
comma 5 bis del d. lgs. n. 165 del 2001 - non si hanno rilievi da formulare al
riguardo.
6. Pertanto, in considerazione di quanto sin qui esposto, la Sezione ritiene che lo
schema di regolamento in esame meriti parere favorevole con le osservazioni che
precedono.
Infine, sotto il profilo redazionale, la Sezione suggerisce all’Amministrazione di:
a) raggruppare i riferimenti normativi contenuti nel preambolo seguendo l’ordine
gerarchico delle fonti e, all’interno di detto criterio, ordinando le fonti stesse in
ordine cronologico;
N. 01441/2017 AFFARE
b) eliminare, nel preambolo, le locuzioni che recano valutazioni politicoamministrative
e non i presupposti normativi dell'atto;
c) sostituire, all'art. 1, la locuzione “dell'assenza” con la seguente: “di assenza”, più
corretta sotto il profilo redazionale.
P.Q.M.
La Sezione esprime parere favorevole sullo schema di regolamento in epigrafe nei
termini di cui in motivazione.
Manda alla Segreteria di trasmettere il presente parere anche alla Presidenza del
Consiglio dei Ministri
L'ESTENSORE IL PRESIDENTE
Claudio Boccia Gerardo Mastrandrea
IL SEGRETARIO
Cinzia Giglio

sabato, settembre 02, 2017

ORARIO RICHIESTE VMCD

Con il messaggio 4344/2012, l’INPS ha emanato disposizioni per l’invio delle richieste di vmcd all’Istituto, da parte dei datori di lavoro, privati e pubblici.
Recita il messaggio: Con il nuovo sistema di richiesta on line sarà possibile per il datore di lavoro inoltrare richieste in qualsiasi momento nell’arco delle 24 ore; tuttavia, saranno elaborate e smistate giornalmente ai medici di competenza le richieste pervenute entro le ore 9.00 per la fascia antimeridiana e ore 12.00 per quella pomeridiana.
Quindi, le richieste pervenute entro le ore 9,00, venivano elaborate dagli applicativi e trasmesse sui portatili dei medici, che le avevano disponibili a partire dalle 9,30.
Con l’avvio del Polo Unico e nel rispetto delle fasce del pubblico impiego, gli applicativi sembra che accettino le richieste inoltrate dai datori di lavoro, fino alle 8,30, con trasmissione delle stesse ai medici intorno alle 8,45.
Il problema che si pone, è che difficilmente una Pubblica Amministrazione possa richiedere una visita fiscale entro le ore 8,30, visto che in tutti i contratti del pubblico impiego è previsto l’orario flessibile e che, mediamente, dalle rilevazioni effettuate, l’orario di inizio lavoro, soprattutto nei grandi centri, non è mai anticipato prima delle 8.30.
Unica eccezione è il personale della scuola che deve comunicare l’assenza entro l’orario di apertura della scuola ma, il tempo a disposizione per richiedere la visita entro le 8,30, meno di 15 minuti, è ridotto al lumicino.
Le conseguenze di questa organizzazione sul lavoro dei medici fiscali, sono importanti perché, se la Pubblica Amministrazione richiede una visita dopo le 8,30 con obbligo di fascia antimeridiana, sembra che questa vada persa, mentre se non è previsto l’obbligo di fascia, viene automaticamente assegnata al medico soltanto nel pomeriggio.
Quindi, nella fascia antimeridiana ci potrebbe essere il rischio di avere poche o nessuna visita da effettuare, mentre, nella fascia pomeridiana, le visite potrebbero essere in numero elevato, ma al medico verrà comunque assegnato sempre lo stesso numero di visite per fascia, come recitano anche  le recenti disposizioni INPS, con il rischio, in questo caso, che alcune visite non vengano proprio assegnate.
Questo tipo di problema non si poneva quando le richieste venivano inoltrate alle AASSLL, tramite fax o email, non disponendo, le stesse, degli applicativi informatici in uso c/o l’Istituto.
La vigente organizzazione, incide negativamente soprattutto sulle assenze di un solo giorno e a ridosso delle giornate libere, quando sussiste l’obbligo, per le PPAA, di richiedere la visita.
La soluzione più semplice per il futuro, potrebbe essere quella di lasciare invariato l’orario di inizio attività per i medici fiscali alle ore 10,00, dando così la possibilità agli applicativi di elaborare le richieste pervenute entro le ore 9,00/9,15.
Ovviamente, ma non è questa la sede, dovrebbe essere rivista anche la reperibilità dei lavoratori pubblici, magari con una diversa distribuzione nell’arco della giornata.
Il Principe avrebbe detto: “Ma si informi, mi faccia il piacere”.
mauro

giovedì, agosto 31, 2017

300.000 VISITE, L’ACCENDIAMO?

Le agenzie di stampa riportano la notizia, che durante  conferenza di ieri, il Presidente dell’INPS ha annunciato che le visite di controllo sui dipendenti pubblici saranno 300.000 e, a regime, potrebbero arrivare a raggiungere il numero di  500.000, mentre quelle effettuate sui dipendenti privati, sono state 598.000 nel 2016.
Quindi, si effettueranno complessivamente ca 898.000 visite e, a regime, un totale di ca 1.200.000  sbugiardando, ancora una volta, coloro che hanno sempre  parlato di 2.500.000/3.000.000 di visite, per giustificare e far accettare dai medici, un rapporto modulato ad ore e la rimodulazione della vigente disciplina ritenuta TROPPO ONEROSA.
Così, come sono stati sbugiardati dal Presidente, coloro che hanno sempre sostenuto che INPS non avrebbe potuto utilizzare gli applicativi informatici per “beccare” gli assenteisti seriali del week end.
Tutte notizie, quelle che poi ieri sono state confermate nel corso della conferenza stampa, che erano state diffuse sul blog in largo anticipo nel corso dell’ultimo anno.
Manco a dirlo, le notizie riportate sul blog erano state bollate come terroristiche.
Con questo numero di visite e in base a quanto riportato nell’Atto di indirizzo in corso di pubblicazione che prevede “un monte ore di impegno settimanale, tra un minimo e un massimo con una indennità oraria base di disponibilità e maggiorazioni proporzionate al numero di visite di controllo domiciliare e ambulatoriale”, verranno penalizzati soprattutto i medici incaricati nelle sedi dove vengono effettuate poche visite creando discriminazioni tra i territori.
Inoltre, con la rimodulazione della vigente disciplina, quindi la scomparsa delle liste provinciali in cui  la legge cd blocca liste ha cristallizzato la posizione del medico nella lista di appartenenza, sarà più facile l’eventuale spostamento dei sanitari sul territorio.
A poco o nulla serve sbraitare adesso dopo che i buoi sono scappati, ci si doveva pensare quando era il momento di far modificare il decreto legislativo.
Con 1.100.000/1.200.000 visite, si poteva ragionare anche sulla reiterazione della vigente disciplina integrandola con il carico di lavoro certo e uniforme su tutto il territorio nazionale a compensazione con la disponibilità oraria, evitando discriminazioni.
Il Principe avrebbe detto: “L’umanità si divide in due categorie: gli uomini e i caporali”.
mauro

martedì, agosto 29, 2017

da mauro:comunicato stampa inps

INPS
Il 30 agosto conferenza stampa a Roma
 ROMA – l’Inps comunica che mercoledì 30 agosto, alle ore 10, si terrà a Roma, a Palazzo Wedekind, in Piazza Colonna 366, la conferenza stampa di presentazione del “Polo unico per le visite fiscali” ai sensi degli articoli 18 e 22 del Decreto legislativo n. 75 del 27 maggio 2017.
Il contenuto della norma sarà illustrato dal presidente dell’Inps, professor Tito Boeri, e dal direttore centrale della Direzione “Ammortizzatori Sociali”, dottoressa Mariagrazia Sampietro.
La disciplina, che entrerà in vigore dal 1° settembre 2017, attribuisce all’Istituto della competenza esclusiva ad effettuare visite mediche di controllo (VMC) sia su richiesta delle Pubbliche amministrazioni, in qualità di datori di lavoro, sia d’ufficio.

venerdì, agosto 25, 2017

L’ATTO DI INDIRIZZO E LE ASSENZE PER MALATTIA E GRAVIDANZA

L’Atto di indirizzo in corso di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale, riporta che la convenzione da stipulare tra INPS e OOSS “disciplina le assenze per malattia e gravidanza”.
Questo passaggio, che non era presente nella bozza del 16 luglio, ha fatto gridare “o’ miracolo” in diversi, ed e’ considerato il frutto di una conquista attesa da sempre.
Cerchiamo di capire come stanno realmente le cose.
La vigente disciplina prevede, all’articolo 8, decreto ministeriale 12 ottobre 2000, che il sanitario puo’ sospendere l’incarico, per documentati e giustificati motivi, per un periodo massimo di 180 gg negli ultimi dodici mesi e che la durata della sospensione non può comunque superare il limite di trecentosessantacinque giorni nell'ultimo quadriennio, non prevedendo altre condizioni.
Tra i documentati e giustificati motivi dell’assenza, come chiarito con le circolari 4 e 199 del 2001, rientrano, ovviamente, sia la malattia che la gravidanza.
I medici di lista, in base alla vigente disciplina, quindi, da sempre, sono l’unica categoria di liberi professionisti con partita iva che gia’ ha diritto ad assentarsi per malattia, gravidanza e infortunio senza perdere l’incarico.
Tutti gli altri medici incaricati  c/o una qualsiasi pubblica amministrazione,  in qualita’ di liberi professionisti, in caso di assenza per malattia o gravidanza, non hanno diritto alla conservazione dell’incarico.
Tra l’atro, l’assenza per gravidanza dei medici di lista e’ indennizzata, senza franchigia o condizioni, dall’ENPAM e la professionista, se lo desidera, puo’ anche continuare a lavorare durante tale periodo, mentre quella per malattia e’ sempre indennizzata dall’Ente di previdenza, ma soltanto dal 61mo giorno e purche’ il reddito del nucleo familiare non superi sei volte l’importo del trattamento minimo Inps.
E’ da sottolineare, inoltre, che nell’Atto di indirizzo si e’ dovuta inserire, DOVEROSAMENTE, l’assenza per malattia e gravidanza, in quanto, con l’entrata in vigore della legge 22 maggio 2017, n.81 il riconoscimento ai lavoratori autonomi al diritto per tali assenze, e’ diventato obbligatorio.
Recita l’articolo 14 della suddetta legge:
La  gravidanza,  la  malattia  e  l'infortunio  dei  lavoratori autonomi che prestano la loro attivita' in via  continuativa  per  il committente non comportano l'estinzione del rapporto  di  lavoro,  la cui esecuzione, su richiesta del lavoratore,  rimane  sospesasenza diritto  al  corrispettivo,  per   un   periodo   non   superiore   a centocinquanta giorni per anno solarefatto  salvo  il  venir  meno dell'interesse del committente.
Inoltre, sempre la stessa norma di legge, prevede, all’articolo 6, comma 1:  
“Al fine di rafforzare le prestazioni di sicurezza e di protezione sociale dei professionisti iscritti agli ordini o ai collegi, il Governo e' delegato ad adottare, entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, uno o piu' decreti legislativi nel rispetto del seguente principio e criterio direttivo: abilitazione degli enti di previdenza di diritto privato, anche in forma associata, ove autorizzati dagli organi di vigilanza, ad attivare, oltre a prestazioni complementari di tipo previdenziale e socio-sanitario, anche altre prestazioni sociali, finanziate da apposita contribuzione, con particolare riferimento agli iscritti che abbiano subito una significativa riduzione del reddito professionale per ragioni non dipendenti dalla propria volonta' o che siano stati colpiti da gravi patologie.
Naturalmente, i decreti legislativi emanati, sarebbero recepiti anche dalla disciplina vigente.
Quindi nessun “miracolo” o “conquista del secolo” ottenuta grazie all’intervento sul ministeriale di turno, ma semplicemente applicazione di una norma di legge, forse “dimenticata” nel cassetto, emanata proprio dagli stessi ministeriali  che avevano redatto la bozza dell’Atto di indirizzo.
Tra l’altro, la vigente disciplina prevede, per le assenze per malattia e gravidanza, un trattamento di miglior favore rispetto alla norma di legge senza la possibilita’, per il committente, di poter estinguere il rapporto nel caso in cui “venga meno il suo interesse”.
Infine, sempre la vigente disciplina, prevede che per infortuni connessi ad incidenti occorsi in occasione o in connessione con l'esercizio dell'attività di medico di controllo, l’incarico viene conservato senza limitazioni temporali, quindi, anche in questo caso, con un trattamento di miglior favore rispetto alla legge.
Poi, se “disciplinare le assenze per malattia e gravidanza”, come recita l’Atto di indirizzo, significa solamente riconoscere il rimborso per una polizza sanitaria, che potrebbe essere riconosciuta anche con la vigente disciplina e non una indennita’ come prevista dall’ACN della specialistica ambulatoriale, be’, meglio parlare della Nazionale…..
Forse sarebbe opportuno cercare altri argomenti per tentare di piazzare, come ottimo prodotto originale o come svolta senza precedenti, l’Atto di indirizzo, altrimenti si finisce con imitare il Principe nella famosa scena della vendita della Fontana di Trevi:
 “Di' un po', chi l'ha fatta questa fontana?”
Totò: “Un mio bisnonno, fece venire apposta uno scultore dalla Svizzera”.
L'italo-americano: “Aspetta paisà, qui dice che è dello scultore Bernini”.
Totò:”Appunto, siccome veniva da Berna, era piccoletto, lo chiamavano il Bernini”.
mauro

L’ATTO DI INDIRIZZO E LA DURATA DELLA CONVENZIONE

Altro “miracolo” ottenuto, di cui si parla insistentemente, e’ che nella versione definitiva dell’Atto di indirizzo la durata della convenzione e’ stata modificata.
Nella prima versione, recitava l’Atto:
“la convenzione ha durata triennale ed e’ tacitamente rinnovata, salvo disdetta da comunicare entro sei mesi dalla scadenza della stessa.
In caso di disdetta previa adozione di un nuovo atto di indirizzo ai sensi dell’articolo 55 septies del decreto legislative 165 del 2001”.
Nella versione definitiva, in corso di pubblicazione, recita l’Atto:
“La convenzione ha durata triennale e rimane comunque in vigore fino alla successiva convenzione da stipulare, previa adozione di un nuovo atto di indirizzo e fermo restando il prioritario ricorso ai medici di cui all’articolo 4, comma 10bis, ecc…  ai sensi del decreto legislative 165 del 2001”.
Entrambi le versioni, dicono esattamente la stessa cosa o almeno non venga considerata la “svolta del secolo” il fatto che, nella prima versione si parlava di disdetta e quindi si temeva che i medici rimanessero senza contratto dovendo lavorare in nero.
Ovvio che, in qualsiasi rapporto, una volta disdettato il contratto da una delle Parti, nel ns caso INPS o OOSS, questo rimane in vigore fino alla stipula di quello successivo e, nel caso specifico, questo avviene previa adozione di un nuovo atto di indirizzo.
Oppure, la “svolta” e’ rappresentata dall’aver inserito che nel nuovo atto di indirizzo si dovra’ prevedere il prioritario ricorso ai medici delle liste ad esaurimento. Forse si dimentica, che l’atto di indirizzo e’ figlio del decreto legislativo e non puo’ prevedere cose diverse.
Oppure, anche dopo la tranvata, ancora non e’ chiaro come viene formulato l’Atto di indirizzo e quale UNICO soggetto Istituzionale deve essere sentito per gli aspetti organizzativi e gestionali del rapporto.
Rispetto alla disciplina vigente, anche per questo aspetto, si e’ fatto un ulteriore passo indietro.
Infatti, l’attuale rapporto dei medici di lista si protrae, senza soluzione di continuita’, dal 1996.
Con l’entrata in vigore della legge che ha trasformato le liste speciali in liste ad esaurimento, l’incarico viene confermato  fino all’esaurimento della lista.
In pratica, i medici di lista hanno, o meglio, avevano, una fattispecie di incarico a “tempo indeterminato”, previsto soltanto per i rapporti di lavoro subordinato o parasubordinato nel SSN.
Avendo il decreto legislativo rimodulato la disciplina e non avendo chiaramente indicato che la durata del rapporto e’ “fino ad esaurimento della lista”, adesso la durata dell’incarico e’ legata a quella della convenzione.
Il Principe avrebbe detto: “ma mi faccia il piacere, si informi”.
mauro

L’ATTO DI INDIRIZZO E IL LIMITE DI ETA’ PER IL CONFERIMENTO DELL’INCARICO DI MEDICO FISCALE

Una delle tante modifiche alla vigente disciplina contenute nell’Atto di indirizzo in corso di pubblicazione, fermo restando la natura del rapporto libero professionale, riguarda il limite di eta’ imposto entro il quale e’ possibile ricoprire l’incarico di medico fiscale.
La bozza dell’Atto di indirizzo, recitava:
“Gli incarichi non possono essere conferiti al compimento del 67mo anno di eta’ del medico e, se gia’ in essere, cessano alla medesima data”
La versione definitiva in corso di pubblicazione, recita:
“Gli incarichi non possono essere conferiti successivamente al raggiungimento dell’eta’ pensionabile previsto dalla gestione previdenziale di appartenenza e, se gia’ in essere, cessano alla medesima data”
In base all’articolo 18 del Regolamento del Fondo di Previdenza Generale ENPAM, al quale sono iscritti i medici di lista in qualita’ di libero professionisti, “La pensione ordinaria di vecchiaia è concessa a tutti gli iscritti alle seguenti condizioni”:
che abbiano compiuto l’età anagrafica pro-tempore indicata nella Tabella B, allegata al presente Regolamento;
la sopracitata Tabella B stabilisce, che dal 1 gennaio 2018 l’eta’ per accedere al trattamento pensionistico di vecchiaia, e’ di anni 68.
Se poi, si dovesse tenere conto anche dei requisiti per accedere alla pensione anticipata, bisogna tenere presente quanto indicato nell’articolo 18bis del Regolamento, che recita:
Il trattamento anticipato è maturato, esclusivamente con riferimento ai contributi versati alla “Quota B”, dall’iscritto che:
sia in possesso del diploma di laurea in medicina e chirurgia ovvero in odontoiatria da almeno 30 anni;
abbia maturato presso la “Quota B” un’anzianità contributiva effettiva o riscattata, pari a 42 anni, oppure abbia maturato 35 anni di anzianità contributiva unitamente al requisito anagrafico pro tempore vigente di cui alla Tabella C, allegata al presente Regolamento;
la sopracitata Tabella C stabilisce, che dal 1 gennaio 2018 l’eta’ per accedere al trattamento pensionistico anticipato, e’ di anni 62.
Il Principe avrebbe detto: “Alla faccia del bicarbonate di sodio!”
mauro

mercoledì, agosto 16, 2017

LA PRIORITA’ CHI L’HA VISTA?

L’articolo 1, comma 340, legge 27 dicembre 2013, n.147, cd norma sulla priorita’, stabilisce che l’INPS debba avvalersi, in via prioritaria, dei medici inseriti nelle liste ad esaurimento.
L’Istituto, con messaggio 8537/2014, ha emanato disposizioni per l’applicazione della norma sopra ricordata.
In particolare, recita il messaggio:
L’applicativo SAViO è stato recentemente modificato al fine di recepire le novità legislative introdotte in merito alle liste speciali dei medici (decreto legge 31 agosto 2013, n. 101, art. 4, comma 10bis convertito, con modificazioni, dalla legge 30 ottobre 2013, n. 125) trasformate in liste ad esaurimento, costituite dai medici che risultavano già' inseriti nelle stesse alla data del 31 dicembre 2007.
“Ai sensi dell’articolo 1, comma 340, della legge 27 dicembre 2013, n. 147, l’Istituto è tenuto ad incaricare in via prioritaria i suindicati medici per l’effettuazione delle visite mediche di controllo domiciliare ai lavoratori assenti dal servizio per malattia.
Le modifiche apportate all’applicativo consentono, pertanto, di interrogare l’archivio dei medici procedendo ad assegnare le visite domiciliari datoriali e d’ufficio prima ai medici iscritti nelle liste ad esaurimento e successivamente ai medici di lista iscritti dopo il 31 dicembre 2007”.
Contrariamente a quanto previsto dalle norme, l’Atto di indirizzo prevede che la Convenzione. da stipulare tra INPS e OOSS, “disciplina il principio di equa distribuzione degli incarichi” eliminando, di fatto, la priorita’ oggi prevista da una norma di legge.
Tra l’altro, la parte variabile del compenso, cioe’ le cd maggiorazioni, nel caso in cui INPS e OOSS scelgano questa strada in alternativa al compenso a prestazione, sara’ determinata in proporzione  proprio dal numero di visite effettuate.
Quindi, in base a quanto previsto dall’Atto di indirizzo, i medici delle liste ad esaurimento NON AVRANNO ALCUNA PRIORITA’ rispetto agli altri medici che verranno inseriti nell’effettuare le vmcd.
Ovvio, chi ha interesse a confondere le acque e buttarla in “caciara”, fa ricorso ad altri termini come “esclusivita’”, che la norma non prevede ne’ presuppone, sottolineando la correttezza di quanto riportato nell’Atto di indirizzo senza fare alcun riferimento, pero’, ai diritti persi dai medici di lista.
Inoltre, per come e’ formulato l’Atto di indirizzo, anche gli ulteriori medici che verranno incaricati svolgeranno, alla pari dei medici delle liste ad esaurimento, le attivita’ ambulatoriali inerenti la medicina fiscale, ravvisando, in questo caso, un probabile eccesso di delega rispetto a quanto previsto dalla stessa legge 124/2015.
Naturalmente, il percorso sopra evidenziato NON SAREBBE POSSIBILE con la vigente disciplina che garantisce i diritti dei medici inseriti nelle liste ad esaurimento, ivi compresa la priorita’, e forse, proprio per questo, si ha tanta fretta nel sostituirla.
Infatti, una volta sottoscritta la convenzione e rimodulata la vigente disciplina, non si potra’ piu’ tornare indietro.
Per distogliere l’interesse sulla “sola” della priorita’ e non solo, e confondere “er popolo c…..” il problema principale di cui discutere, adesso, e’ un altro. Sembra siano tutti indaffarati a cercare di comprendere come mai, nel messaggio che impartisce le prime disposizioni sul polo unico, il budget a disposizione, fino a fine anno, sia di 17 milioni e non 15!!! Da non far dormire la notte.
Il Principe avrebbe detto: “e che sono Pasquale, io!”
mauro

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