martedì, settembre 27, 2016

info da Mauro Cavoli : sentenza cassazione su visite fiscali

Dipendente assente dal lavoro, senza certificato: se il medico dell’Inps conferma l’esistenza di una malattia il lavoratore non può essere licenziato. 

Non si può licenziare il dipendente che,assente per malattia, non invia il certificato medico quando, comunque, la patologia è confermata dalla visita fiscale del medico Inps. Si tratta infatti di una sanzione disciplinare sproporzionata rispetto alla condotta posta. È quanto chiarito dalla Cassazione con la sentenza 18858/16 del 26/09/2016. 
È vero: per quanto riguarda i pubblici dipendenti, la recente riforma Brunetta   obbliga il lavoratore, alla seconda assenza dal lavoro nell’anno solare, ad inviare il certificato medico rilasciato da una struttura pubblica o da un medico convenzionato. Ma il mancato rispetto di quest’obbligo non conduce sempre e inesorabilmente al licenziamento. Il giudice, infatti, chiamato a giudicare il comportamento del dipendente nella eventuale causa da questi promossa contro la misura espulsiva nei suoi riguardi, ha comunque la facoltà di valutare se il licenziamento per giusta causa sia o meno proporzionato alla mancanza a lui addebitata. Se esistono delle “attenuanti”, come il fatto che il lavoratore sia stato presente al momento della visita fiscale e che il medico abbia confermato la patologia che impediva la presenza in servizio, il posto di lavoro è salvo.  
La riforma introdotta nel 2009, stabilisce che quando l’assenza del dipendente pubblico per malattia è superiore ai dieci giorni, è necessario il certificato dell’Asl o del medico convenzionato con il Ssn nazionale.
In verità la P.A. non è più tenuta a inviare la visita fiscale, ma può valutare la condotta complessiva del dipendente: l’obbligo di mandare il medico a casa del lavoratore scatta solo se l’assenza dal servizio avviene a ridosso di festività o giornate non lavorative. Resta il fatto, però, che il licenziamento deve essere sempre l’ultima spiaggia che scatta solo quando il comportamento del dipendente è talmente grave da non consentire la prosecuzione del rapporto di lavoro neanche provvisoria. Così, quando la condotta complessiva del lavoratore denota un margine di buona fede – come nel caso in cui la malattia sia confermata dal medico fiscale – non si perde più il posto di lavoro.

sabato, settembre 24, 2016

considerazioni di Matteo Murano su risposta on. Rughetti



Il Sottosegretario di Stato per la Semplificazione e la Pubblica Amministrazione, Onorevole Angelo Rughetti, in risposta all’interrogazione parlamentare dell’Onorevole Delia Murer, ha riportato che:

“Infine, come osservato dall'onorevole interrogante, l'articolo 17, comma 1, lettera l), della «legge delega Madia» sulla riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche, nell'attribuire all'INPS le funzioni in materia di accertamento medico-legale sulle assenze dal servizio per malattia dei dipendenti pubblici, ha previsto, per lo svolgimento di tali funzioni, il prioritario ricorso ai medici fiscali inseriti nelle liste speciali ad esaurimento. 
Al riguardo, segnalo che nel decreto attuativo della suddetta norma, in corso di predisposizione, troverà piena applicazione il criterio che impone all'INPS, per l'effettuazione delle visite mediche di controllo domiciliari, tale prioritario ricorso. Ciò anche al fine di salvaguardare i professionisti che, da anni, lavorano per l'Istituto, garantendo un livello di efficienza molto elevato.”  

L’art. 17, comma 1, della Legge n. 124 del 7 agosto 2015 prevede che:

“1. I decreti  legislativi  per  il  riordino  della  disciplina  in
materia di lavoro alle dipendenze delle amministrazioni  pubbliche  e connessi profili  di  organizzazione  amministrativa  sono  adottati, sentite le  organizzazioni  sindacali  maggiormente  rappresentative, entro diciotto mesi dalla data di entrata in  vigore  della  presente legge, nel rispetto dei seguenti principi e criteri direttivi, che si aggiungono a quelli di cui all'articolo 16:” 
 
L’art. 17, comma 1, lettera l, della Legge n. 124 del 7 agosto 2015 prevede che:
 
“l) riorganizzazione delle funzioni  in  materia  di accertamento medico-legale sulle assenze dal servizio per malattia dei dipendenti pubblici, al fine di  garantire  l'effettivita'  del  controllo,  con attribuzione all'Istituto nazionale della  previdenza  sociale  della relativa competenza  e  delle  risorse  attualmente  impiegate  dalle amministrazioni pubbliche  per  l'effettuazione  degli  accertamenti, previa intesa in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra  lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di  Bolzano  per la quantificazione  delle  predette  risorse  finanziarie  e  per  la definizione  delle   modalita'   d'impiego   del   personale   medico attualmente adibito alle predette funzioni, senza maggiori oneri  per la finanza pubblica e con la previsione del prioritario ricorso  alle liste di cui all'articolo  4,  comma  10-bis,  del  decreto-legge  31 agosto 2013, n. 101, convertito, con modificazioni,  dalla  legge  30 ottobre 2013, n. 125, e successive modificazioni;”


Sulla scorta di quanto sopra riportato appare evidente che il prioritario ricorso ai medici delle liste ad esaurimento riguarda le medesime funzioni attribuite all’INPS e le relative risorse.

Pertanto, qualora si ritenesse che il prioritario ricorso ai medici delle liste ad esaurimento riguardi esclusivamente l'effettuazione delle visite mediche di controllo domiciliari, si dovrebbe automaticamente ritenere che le funzioni e le risorse attribuite all’INPS riguardano esclusivamente l’effettuazione delle visite mediche di controllo domiciliari.

mercoledì, settembre 21, 2016

PROVIAMO A RAGIONARE

I rapporti intrattenuti dai collaboratori esterni alla Pubblica Amministrazione, quindi non in ruolo e non titolari di rapporto di lavoro subordinato, sono regolamentati dal vigente Testo Unico sul pubblico impiego, e precisamente all’articolo 7, comma 6, decreto legislativo 30 marzo 2001, n.165 e sono i cd rapporti flessibili che non possono essere a tempo indeterminato.
Sono considerati collaboratori esterni, anche i parasubordinati, ivi compresi i medici in convenzione con il SSN.
Il rapporto di questi ultimi, però, è regolamentato dall’articolo 48, legge 23 dicembre 1978, n.833 che prevede accordi collettivi del tutto conformi ai contratti collettivi nazionali di lavoro ed è quindi possibile il conferimento di incarico a tempo indeterminato.
Il rapporto dei medici di lista, anche loro collaboratori esterni alla Pubblica Amministrazione, non è regolamentato, come noto, dal decreto legislativo 165/2001, ma da una normativa precedente risalente al 1983 e la disciplina, emanata con il DM 18 aprile 1996, è stata confermata con il DM 12 ottobre 2000 e reiterata con il DM 8 maggio 2008 che ha consentito, unico caso nel panorama delle collaborazioni esterne, la conferma degli incarichi, senza soluzione di continuità, per 20 anni.
Per riconoscere ai medici di lista uno dei rapporti previsti nel SSN (specialistica ambulatoriale cd sumai, medicina dei servizi, continuità assistenziale, emergenza territoriale, ecc), quindi con possibilità del tempo indeterminato, occorre una norma di rango primario, come sono le leggi o i decreti legislativi.
Se l’emanando decreto legislativo, in quanto non previsto dalla legge delega, non dovesse recepire i contratti del SSN (ma, a quanto sembra, neanche i cd paletti minimi), si potrebbero aprire due strade: la prima, che resti tutto come ora e il rapporto continua ad essere regolamentato dal decreto ministeriale ai sensi della legge 638/83; la seconda, che il rapporto possa rientrare  nei cd rapporti flessibili, previsti dal decreto legislativo 165/01.
Tra l’altro, le tipologie di rapporto flessibile con le Pubbliche Amministrazioni, saranno oggetto di revisione proprio con il decreto legislativo che include anche il polo unico, come prevede la legge delega all’articolo 17, comma 1, lettera o).
E’ da escludere, naturalmente, il passaggio ad un rapporto di lavoro subordinato senza pubblico concorso e non esistendo, ad oggi, il ruolo di medico di controllo.
Nella eventualità che il rapporto continui ad essere regolamentato dalla legge 638/83, si era suggerita la reiterazione della vigente disciplina, che avrebbe consentito la conferma automatica degli incarichi, integrandola con il carico di lavoro prestabilito uniforme su tutto il territorio a compensazione con la disponibilità oraria.
Con la legge 638/83, nel caso si chiedesse  un rapporto solo orario, essendo libero professionale, sarebbe solo generico e non occorrono grandi capacità per comprendere a cosa si andrebbe incontro.
Nello stesso tempo,se si lasciasse inalterata la vigente normativa riguardante il carico di lavoro (articolo 7, DM 18 aprile 1996), si confermerebbero le attuali disparità tra sede e sede, ancora di più accentuate con l’arrivo delle vmcd sui dipendenti pubblici.
Nella seconda ipotesi, cioè che il rapporto dei medici di lista è fatto rientrare  tra i rapporti cd flessibili, modificando la disciplina, vi sarebbe la decadenza automatica dagli incarichi e i nuovi verrebbero assegnati sulla base della valutazione comparativa, come già avviene, ad esempio, per i medici esterni (titoli accademici, master, curriculum, esperienze professionali, ecc).
Inutile dire che anche in questo caso, non si potrebbe parlare di tempo indeterminato ma solo di precarietà.
Certo, chi trae vantaggio dalla situazione attuale è restio a cambiamenti neanche “nelle more” ma anche chi spera in una fusione tra figure professionali perché pensa di avere sufficienti titoli per uscirne vincitore, non possibile con la reiterazione della vigente disciplina, rema contro.
Questo, in grandi linee, il panorama normativa vigente.  Ovviamente ognuno è libero di credere alle favolette che gli vengono raccontate, ci mancherebbe altro, però forse sarebbe opportuno un approfondimento per comprendere in quale direzione andare, possibilmente unitariamente, prima che sia troppo tardi e ci si svegli in una realtà ben diversa da quella indotta a sognare.
mauro

giovedì, settembre 15, 2016

POCHE IDEE E BEN CONFUSE (di Mauro Cavoli)

Con la Delibera Presidenziale 147/2015, l’Istituto ha sostanzialmente anticipato anche quello che sarà, in grandi linee, il “piano industriale” per il nascente Polo Unico di medicina fiscale, affidando tutte le attività ambulatoriali riguardanti anche gli accertamenti medico legali sui dipendenti pubblici  assenti dal servizio per malattia (per i privati non cambia nulla) ai medici esterni e lasciando (le briciole) ai medici di lista la effettuazione delle sole vmcd.
Il “piano” ha anche avuto la bollinatura governativa con la risposta alla interrogazione parlamentare sull’argomento e successiva intervista pubblica da parte del Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Onle Angelo Rughetti.
Per dirla tutta, si era tentato di  togliere anche le “briciole” ai medici di lista con l’emendamento  alla legge Delega presentato dal Relatore,  confinando il ricorso ai medici di lista solo in “sede di prima applicazione”, cioè il periodo intercorrente tra l’entrata in vigore del decreto legislativo e quella dei decreti ministeriali, fortunatamente stoppato al fotofinish anche se con una blanda espressione riportata nella norma.
La proposta unitaria presentata a giugno 2015 dalle OOSS, fortemente contrastata da chi non desiderava e non desidera,per ovvii motivi, la stabilizzazione dei medici di lista, quindi prima della deliberazione presidenziale di cui i comuni mortali sono venuti a  conoscenza soltanto il 6 aprile 2016, prevedeva il riconoscimento dell’ACN della specialistica ambulatoriale, cd sumai.
Al fine di facilitarne il riconoscimento e anche per  completare eventualmente l’orario contrattualmente previsto (38/h), la proposta prevedeva lo svolgimento, su base volontaria, anche  delle attività ambulatoriali (poi c’è ancora chi cerca di piazzare il sumai per le sole vmcd, ma questa è un’altra storiella).
Il bello, si fa per dire, che capita di sentire soggetti che ancora continuano a vendere il tempo pieno, o come va di moda ultimamente, tendente al tempo pieno, quasi a tempo pieno ecc. su tutto il territorio nazionale, facendo leva sul possibile aumento della reperibilità di tutti i lavoratori, da 4 a 6 ore giornaliere.
E’ stato più volte ricordato che non esiste alcuna norma o principio per il quale la disponibilità garantita dal medico debba essere uguale alla reperibilità dovuta dal lavoratore. Se così fosse, tutti i medici fiscali ASL avrebbero contrati da 49/h settimanali (7/h die per 7gg) dal 2009!!!!! 
Certo, non sempre, anzi diciamo mai, viene specificato che si tratta solo ed esclusivamente  di sumai a tempo indeterminato, ma prodotto finale potrebbe essere un “tipo sumai”, “tipo SSN”, per arrivare a convenzione cric/croc. Forse ci si vergogna di ammettere che il contratto  in dirittura di arrivo potrebbe essere un rapportino orario “fai da te”.
Altro che criticare la presentazione di una proposta, tra l’altro esattamente indicata, in subordine al sumai, qui si parla di un ventaglio di proposte senza “capo né coda”.
Nessuno,fino ad oggi, ha proposto cosa fare se il decreto legislativo non dovesse contenere quelle modifiche legislative in grado di far recepire un rapporto contrattualizzato come il sumai e lo stesso viene lasciato, come oggi,in mano alla legge 638/83.
Non essendo stato proposto nulla in subordine, si potrebbe pensare a male, ma come sosteneva il divino Giulio “qualche volta ci si azzecca”, che si vogliano lasciare le cose come stanno, con chi ha tanto e chi niente.
Alla proposta in subordine, nel caso venisse lasciata in piedi la legge 638/83, di confermare la vigente disciplina integrandola con il carico di lavoro prestabilito uniforme su tutto il territorio nazionale a compensazione con la disponibilità oraria, sono state mosse tante di quelle accuse,ovviamente non provate tecnicamente, di:
-      Favorire i medici che svolgono altre attività;
-      Penalizzare i medici che svolgono altre attività di mmg;
-      Il ripetersi di un altro 29 aprile;
-      Favorire chi effettua molte visite;
-      Penalizzare i medici che effettuano poche vmcd (forse è sconosciuto il termine “uniforme”);
-      Compensi elevati!!!!!
-      Sabotare il nascente Polo Unico;
-      Non si vogliono effettuare le vmcd ai dipendenti pubblici
-      Costi elevati (probabilmente l’uso del pallottoliere non è noto in tutte le regioni);
-      Su altre è meglio sorvolare per carità di patria;
D’altronde, così va il mondo ma ci si chiede come, davanti a tanti segnali evidenti non ci si accorga del “piano” e dove stanno per essere condotti i medici di lista.
E’ così difficile  capire che, al di là di tutti gli aspetti negativi di un contratto ad ore generico sempre libero professionale, dalla qualità del lavoro alla decurtazione dei compensi, lo scopo è quello di portare alla unificazione delle due figure mediche per poi procedere alla costituzione di una sola figura professionale!!
Lo hanno capito anche “e creature” che tutto questo non sarebbe possibile con un contratto “vero”, qual è il sumai a tempo indeterminato o la conferma della disciplina vigente, che non consentirebbero manipolazioni genetiche.
Almeno che non si pensi che il segno del comando sia in mano ai medici di lista oppure che vengano “stabilizzati” ca 2400 medici!!!
Una delle ultime trovate pubblicitarie per convincere ad accettare qualsiasi rapporto orario, è che soltanto con questa tipologia è possibile effettuare anche le visite ambulatoriali,come se i medici fiscali asl, con contratti a prestazione, non le effettuassero. Basti leggersi qualsiasi “avviso” di qualsiasi asl di una qualsiasi regione per verificare che è sufficiente inserire,tra i compensi, uno specifico per l’attività interna. Ma per favore….
Adesso è anche uscito fuori che prima bisogna leggere le decisioni del Governo e dopo presentare delle controproposte. In qualsiasi trattativa, i rappresentanti dei lavoratori ascoltano la base e presentano proposte alla controparte sulle quali aprire il tavolo di discussione. Dare anche questo vantaggio,di non presentare nulla, suona un cicinin strano.
Se prima non si provvede a tutelare contrattualmente i medici di lista, dietro l’angolo è in arrivo  la tranvata.
Ma queste sono quisquilie e pinzallacchere, direbbe sempre Lui, il Principe.
mauro

martedì, settembre 06, 2016

I CONTRATTI CO.CO.CO CON LE PPAA IN BASE ALLA LEGISLAZIONE VIGENTE

Interessante articolo che illustra lo scenario attuale sui contratti di lavoro parasubordinato, detti anche co.co.co, stipulati con le PPAA.
I rapporti di lavoro parasubordinati, che è bene ricordarlo si tratta di rapporti di lavoro autonomo, intrattenuti con le PPAA, come più volte ricordato, per espressa previsione di legge non possono essere a tempo indeterminato.
Unica eccezione, a legislazione costante, riguarda i rapporti convenzionali del SSN e, tra questi, soltanto l’Accordo per la specialistica ambulatoriale, cd sumai, è esportabile c/o altre PPAA.
L’altra eccezione, è il rapporto intrattenuto dai medici di lista in virtù della legge 638/83 che ha consentito, e consente, la conferma degli incarichi conferiti che si protraggono senza soluzione di continuità dal 1996.
Nel caso in cui non fosse possibile modificare la legislazione vigente al fine di far riconoscere il cd sumai, secondo il percorso individuato dalle OOSS (ope legis), per non incorrere nelle trappole normative esistenti che prevedono solo rapporti a termine, sarebbe forse opportuno ragionare anche sulla reiterazione della disciplina vigente, apportando quelle modifiche possibili allo scopo di renderla  più efficace.
Tra queste, come più volte ricordato, una possibile modifica potrebbe essere quella di introdurre un carico di lavoro prestabilito a compensazione con la disponibilità oraria effettivamente garantita, confermando i compensi anche se fermi al 2008.

mauro
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Stop ai co.co.co. dal 2017: nella P.a. 40 mila a rischio
La maggior parte dei contratti scade proprio il 31 dicembre. L'allarme della Cgil: «Che fine fanno queste persone?».
Niente più co.co.co nella Pubblica Amministrazione. Lo prevede il Jobs act, che allo Stato ha anche concesso una riserva di tempo: il divieto nel pubblico impiego scatterà il primo gennaio 2017, un anno più tardi rispetto alla stretta impressa nel privato. In ballo ci sono 40 mila contratti di collaborazione, ricorda la Cgil, che suona il campanello di allarme: «Che fine fanno queste persone?». Per il responsabile Settori Pubblici della Cgil, Michele Gentile, infatti, «è molto probabile immaginare che i contratti che finiranno tra tre mesi siano tantissimi. Bisogna trovare una soluzione».
IMPOSSIBILE IL PASSAGGIO AL POSTO FISSO. Posto che nel pubblico non può valere la regola della trasformazione del contratto da collaborazione a posto fisso. Per gli statali ci sarebbe di mezzo il concorso. Gentile sottolinea che una sorta di misura-ponte è stata trovata per i co.co.co dell'Inail, che da sola ne ha 490, con possibilità di passaggio a contratto a tempo determinato della durata di un anno.
La risposta dovrebbe essere inserita nel Testo Unico del pubblico impiego, che deve attuare un giro di vite sulle forme di lavoro flessibili. Sul punto è intervenuta di recente e in maniera tranchant anche la ministra della P.a, Marianna Madia, spiegando che è arrivata l'ora di «mettere fine al precariato».
VUOTO NORMATIVO DI ALCUNI MESI. Le nuove regole però saranno presentate a febbraio e impiegheranno alcuni mesi prima di entrare in vigore. Quindi c'è da gestire una fase di 'vuoto' per cui l'unica cosa certa è che «i contratti di collaborazione non possono più essere fatti, rinnovati o prorogati», dice il sindacalista.
Gentile fa poi presente che non c'è solo il problema dei co.co.co ma anche di tutti i contratti a termine: «80 mila nel complesso della Pubblica Amministrazione, in scadenza a fine 2018. Per più di mille però il limite è la fine del 2016».
CIRCA 40 MILA CONTRATTI. Tornando ai co.co.co, gli ultimi dati, relativi al 2014, danno attivi circa 40 mila contratti di questo tipo, concentrati per lo più nel settore universitario, accademico, e della ricerca, ma la presenza è forte anche nella sanità come a livello locale.
E, sottolinea il sindacalista della Cgil, «pressoché tutti i co.co.co pubblici sono inquadrabili come lavoratori dipendenti», con orari e prestazioni stabilite dall'alto. 

giovedì, settembre 01, 2016

considerazioni di Matteo Murano sulla risposta dell'on Rughetti all'on Rizzetto




CONSIDERAZIONI SULLA RISPOSTA DEL SOTTOSEGRETARIO DI STATO ALLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI, ONOREVOLE ANGELO RUGHETTI, ALL’INTERROGAZIONE PARLAMENTARE PRESENTATA DALL’ONOREVOLE WALTER RIZZETTO


 Il Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri,    Onorevole Angelo Rughetti, in risposta all’interrogazione parlamentare presentata dall’Onorevole Walter Rizzetto, ha riferito che:

1) “l'INPS ha evidenziato come la conservazione dell'iscrizione nelle liste speciali dei medici di lista che hanno optato per la convenzione non trova il suo presupposto nella previsione di sospensione, di cui all'articolo 8 del DM citato del 12 ottobre 2000, ma nello stesso articolo 1, requisiti di partecipazione del bando per la selezione di 900 medici approvati con determinazione presidenziale n. 147 del 12 novembre 2015.”

E’ appena il caso di precisare che una determinazione presidenziale dell’INPS non prevale, e non può prevalere (checché ne dicano alcuni dirigenti dell’INPS), sui Decreti Ministeriali a meno ché non si voglia ritenere che alcuni dirigenti dell’INPS siano al di sopra della Legge.

L’art. 5 (Incompatibilità), comma 1, del Decreto Ministeriale del 12 ottobre 2000, prevede che:

“Non sarà conferibile l’incarico al medico che:

b) si trovi in qualsiasi posizione non compatibile per specifiche norme di legge, regolamentari o di contratto di lavoro;” 


2) Il contratto di lavoro dei medici esterni (Allegato B della Determina Presidenziale n. 147 del 12 novembre 2015, firmata dal professor Tito Michele Boeri) prevede, all’art. 3 (“Obblighi, condizioni e incompatibilità”), che:

“L’attribuzione dell’incarico è “incompatibile” con lo svolgimento dell’attività di medico fiscale, in quanto iscritto nelle liste speciali su base provinciale di cui all’art. 4, comma 10 bis, del D.L. 31 agosto 2013, n. 101 convertito, con modificazioni, dalla legge 30 ottobre 2013, n. 125.”


3) L’art. 6, comma 2, del D.M. 18 aprile 1996 prevede che:

“L’insorgere di un qualsiasi motivo di incompatibilità comporterà l’immediata decadenza dall’incarico.”

4) La circolare INPS n. 252 del 13 dicembre 1996, firmata dall’allora Direttore Generale dottor Trizzino, prevede che:

“Incompatibilita'”.
In relazione a richieste di chiarimenti pervenute in merito ad alcune situazioni di possibile incompatibilita' – prevista dall'art. 6 del D.M. 18.4.96 - da parte dei medici di controllo, si forniscono le seguenti precisazioni.
Il medico, al momento dell'accettazione dell'incarico (restituzione, entro 15 giorni, della copia della relativa lettera alla Sede, unitamente alla dichiarazione attestante l'insussistenza di incompatibilita'), dovra' avere gia' risolto il proprio rapporto di lavoro o di collaborazione presso Enti o altri datori di lavoro. Cio' in quanto il collocamento in "aspettativa" (o simile istituto), come pure le assenze dal servizio, configurano giuridicamente una permanenza del rapporto e pertanto non realizzano il presupposto della insussistenza di incompatibilita'.”



 5) La Determinazione Presidenziale INPS n. 88 del 24 giugno 2016, firmata dal professor Tito Michele Boeri, in evidente contrasto con quanto “interpretato” (ma non scritto) nella Determina Presidenziale INPS n. 147 del 12 novembre 2015, firmata dal medesimo professor Tito Michele Boeri, prevede che:

“Il verificarsi di una delle predette fattispecie in costanza di rapporto determina una situazione di incompatibilità che comporta l’immediata risoluzione del contratto.”


Le conseguenze di tale disposizione dell’INPS sono:

1) Creazione di una situazione di discriminazione nei confronti dei medici fiscali che, per svolgere altre attività lavorative, definite “incompatibili” nei contratti di lavoro (come nel contratto dei medici esterni), hanno dovuto rinunciare definitivamente all’incarico di medico fiscale oppure a cui l’INPS ha revocato definitivamente, d’ufficio, l’incarico di medico fiscale.

2) Creazione di una situazione di discriminazione nei confronti dei medici fiscali che hanno rinunciato a presentare la domanda di partecipazione per l’incarico di medico esterno sulla base dell’incompatibilità prevista nel contratto di lavoro (parte integrante della Determina Presidenziale, firmata dal professor Tito Michele Boeri) e nei confronti dei medici fiscali che, pur avendo presentato la domanda e collocatisi utilmente in graduatoria, hanno rinunciato all’incarico per il medesimo motivo prima che l’INPS comunicasse “ufficialmente” a tutte le sue Sedi Periferiche che l’”incompatibilità”, prevista nel contratto di lavoro, non comportava la decadenza dall’incarico.   


Al fine di evidenziare la consuetudine alla correttezza del comportamento da parte di alcuni dirigenti dell’INPS si ritiene opportuno richiamare alla memoria i seguenti fatti:


1) L’art. 8 (“Sospensione dall’incarico”), comma 1,  del D.M. 12 ottobre 2000, prevede che:

“L’indisponibilità del sanitario dovuta a giustificati e documentati motivi, comporta da parte dell’Istituto la sospensione dall’incarico per un periodo massimo di centottanta giorni negli ultimi dodici mesi, trascorso il quale il medico decade automaticamente dall’incarico.”

Con i messaggi n. 3451 del 21/05/2015 e n. 2741 del 20/06/2016 il Direttore Generale dell’INPS, dottor Cioffi, ha imposto, in evidente contrasto con la norma sopra riportata, che fino 30 giorni all’anno di indisponibilità, all’interno dei 180 giorni all’anno di indisponibilità per “giustificati” e documentati motivi, “non sono soggetti a giustificazione”.

A completamento di ciò, nel medesimo messaggio n. 3451 del 21/05/2015, sempre il Direttore Generale dell’INPS, dottor Cioffi, ha imposto fino a 150 giorni all’anno di indisponibilità, sempre all’interno dei 180 giorni all’anno di indisponibilità per giustificati e “documentati” motivi, per “ferie” (rinominate “ristoro delle capacità psico-fisiche” nel messaggio n. 4752 del 13/07/2015 sempre del Direttore Generale dell’INPS, dottor Cioffi).

E’ appena il caso di precisare che le “ferie” o il “ristoro delle capacità psico-fisiche” possono benissimo essere goduti presso la propria abitazione e, comunque, in assenza di qualunque “documentazione”.

Giova, inoltre, ricordare che la circolare n. 111 del 14 maggio 1997, firmata dall’allora Direttore Generale dottor Trizzino, prevede al punto 7), sotto riportato, che le “ferie” (denominate “assenze per motivi personali”, “villeggiatura” o “vacanza”) potessero essere solo di limitata durata e non potessero superare i 30 giorni all’anno.

“7) Assenze per motivi personali.
     Il D.M.18.4.96 conferma, nei confronti dei medici iscritti
nelle liste speciali, "la natura di attivita' libero
professionale del rapporto di collaborazione fiduciaria che si
instaura con l'Istituto e la piena autonomia professionale al di
fuori di qualsiasi vincolo gerarchico". Non sono pertanto in
alcun modo invocabili istituti propri del lavoro subordinato,
quale quello delle "ferie".
     E' tuttavia da considerare che periodi di limitata durata
possono essere necessari ai medici stessi, per motivi personali,
tra cui sono da comprendere anche quelli di "vacanza" o di
"villeggiatura", normalmente utilizzati da tutte le categorie,
compresi i liberi professionisti; ne' e' ipotizzabile che la
disponibilita' che i medici sono tenuti a fornire all'Istituto a
termini del D.M. comporti un impegno per 365 giorni l'anno.
     Cio' premesso, si dispone che ai medici delle liste
l'incarico possa essere conservato anche per assenze giustificate
da "motivi personali" -per la cui riconoscibilita' non occorre
quindi altra motivazione o documentazione al di fuori della
tempestiva comunicazione- entro un massimo di 30 giorni
nell'anno.
     Al fine di evitare interruzione o inefficienza del servizio,
e allo scopo, quindi, di consentire una opportuna programmazione
degli incarichi, i sanitari di cui trattasi dovranno rendere noto
alle Sedi interessate, con un congruo anticipo, indicato dalla
SAP -specie se non si tratti di esigenze improvvise di durata
estremamente limitata- il periodo in cui intendono assentarsi.”


Ad un osservatore attento non potrà sfuggire il fatto che i messaggi n. 3451 del 21/05/2015, n. 4752 del 13/07/2015 e n. 2741 del 20/06/2016, tutti del Direttore Generale dell’INPS, dottor Cioffi, come anche il messaggio n. 8537 del 06/11/2014, dell’allora Direttore Generale dell’INPS, dottor Mauro Nori (in cui si prevedeva, per la prima volta, che i medici fiscali potessero alternarsi per la copertura dei turni lavorativi dei week-end e festivi, mentre in precedenza la loro disponibilità non prevedeva alcun giorno di riposo ad esclusione dei 30 giorni all’anno per “motivi personali” sopra riportati) siano stati emessi nelle more delle sentenze di merito sulle azioni legali intentate dai medici fiscali contro le disposizioni di alcuni dirigenti dell’INPS, la cui disperata linea di difesa per il loro operato, con danni a carico dello stesso Istituto, che dovrebbe, quindi, costituirsi come parte lesa, si fonda sui temerari presupposti che:

A) il rapporto di lavoro dei medici fiscali sia di tipo libero-professionale (smentito dalla Sentenza della Corte di Cassazione a Sezioni Unite n. 14026/01 del 06 luglio 2001, dalla Sentenza della Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, n. 3206/02 del 08 gennaio 2002 e dalla Sentenza  del Tribunale di Nola n. 3137/11 del 07 luglio 2011, che hanno definito tale rapporto come collaborazione coordinata e continuativa in convenzione, e che, con decorrenza dall’anno 2012, potrebbe essere considerato tranquillamente di tipo subordinato); 

B)  nonostante la drastica riduzione delle risorse economiche (-72%) destinate al servizio di medicina fiscale, grazie al supporto dei nuovi programmi informatici, si sia verificato un miglioramento dell’efficacia e dell’efficienza di tale servizio (smentito dai dati della Determinazione della Corte dei Conti, Sezione del controllo sugli Enti, n. 6 del 4 febbraio 2016, alle pagg. 83–85).

Ovviamente l’applicazione “concreta” di simili disposizioni inerenti la indisponibilità dei medici fiscali comporterebbe, con ogni probabilità, gravissimi danni alla regolarità del servizio di medicina fiscale se non la sua completa “dissoluzione” anche, e soprattutto, in considerazione della difficoltà di reperire altri medici fiscali che, per Legge, non hanno la priorità nello svolgimento delle visite fiscali e che, quindi, dovrebbero accettare di essere utilizzati esclusivamente come “tappabuchi” con la prospettiva di guadagnare poche centinaia di euro al mese, se non meno.

Fortunatamente, per il servizio di medicina fiscale, il “senso del dovere” dei medici fiscali prevale su tali disposizioni, nonostante tutto.



2) Il D. Lgs. n. 165/2001 e s.m.i. prevede all’ art. 7, comma 6, (Gestione delle risorse umane):

“Per esigenze cui non possono far fronte con personale in servizio, le amministrazioni pubbliche possono conferire incarichi individuali, con contratti di lavoro autonomo, di natura occasionale o coordinata e continuativa, ad esperti di particolare e comprovata specializzazione anche universitaria, in presenza dei seguenti presupposti di legittimità:

a) l'oggetto della prestazione deve corrispondere alle competenze attribuite dall'ordinamento all'amministrazione conferente, ad obiettivi e progetti specifici e determinati e deve risultare coerente con le esigenze di funzionalità dell'amministrazione conferente;

b) l'amministrazione deve avere preliminarmente accertato l'impossibilità oggettiva di utilizzare le risorse umane disponibili al suo interno;

c) la prestazione deve essere di natura temporanea e altamente qualificata; non è ammesso il rinnovo; l'eventuale proroga dell'incarico originario è consentita, in via eccezionale, al solo fine di completare il progetto e per ritardi non imputabili al collaboratore, ferma restando la misura del compenso pattuito in sede di affidamento dell'incarico; (2)

d) devono essere preventivamente determinati durata, luogo, oggetto e compenso della collaborazione.”

 (2) Lettera così modificata dall'art. 1, co. 147, L. 24 dicembre 2012, n. 228.



Mentre il contratto di lavoro dei medici esterni (parte integrante della Determina Presidenziale n. 147 del 12 novembre 2015, firmata dal professor Tito Michele Boeri), in evidente contrasto con la norma sopra riportata, prevede che:

“I medesimi incarichi possono essere rinnovati, anche più volte, per un periodo massimo di dodici mesi, dai Direttori Regionali competenti, previa verifica dei presupposti di carattere tecnico-professionale funzionali al rinnovo stesso, alle medesime condizioni e temporale e comunque non oltre il 31 dicembre 2018.”



Ognuno è libero di trarre le conclusioni che più ritiene opportune.

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