sabato, aprile 29, 2017

APRILE 2013 – APRILE 2017

aprile 2013: sulla base dell’articolo 1, comma 108, legge 228/2012, che prevede per gli Enti previdenziali il conseguimento di ulteriori risparmi pari a 300 milioni di euro da realizzare con la diminuzione delle spese correnti, l’INPS riduce il budget inizialmente previsto per la effettuazione delle visite fiscali richieste d’Ufficio;
giugno 2013: viene chiesto all’Istituto di assegnare le 100000 visite rimaste fino a fine anno, a quei medici che non svolgono altre attività e di istituire un tavolo tecnico per la corretta distribuzione delle visite che dovrà avvenire tramite l’applicativo SAVIO;
giugno 2013: FNOMCEO e INPS sottoscrivono un verbale d’intesa, previsto dal DM 12 ottobre 2000, che prevede la completa riorganizzazione del servizio e la rimodulazione della disciplina con conseguente decadenza automatica dagli incarichi di tutti i medici;
ottobre  2013: il Parlamento approva, quasi all’unanimità, con il voto contrario dei rappresentanti appartenenti ad un solo Gruppo, l’emendamento che trasforma le liste speciali in liste ad esaurimento, bloccando ogni tentativo di mandare i casa i medici di lista;
dicembre 2013: il Parlamento approva l’emendamento che riconosce ai medici delle liste ad esaurimento la priorità nella effettuazione delle visite fiscali;
gennaio 2014: viene chiesto alla Commissione Affari Sociali di approvare l’istituzione di una indagine conoscitiva allo scopo di risolvere il problema della stabilizzazione dei medici di lista e il trasferimento all’INPS delle competenze sugli accertamenti medico legali sui dipendenti pubblici;
marzo 2014: viene chiesto all’INPS di farsi parte attiva c/o il Ministero della Funzione Pubblica al fine di invitare le PPAA a richiedere le visite all’INPS, soluzione tecnicamente possibile e che successivamente verrà adottata da alcuni Ministeri;
maggio 2014: la Commissione approva il documento finale sulla indagine conoscitiva;
giugno 2014: viene presentato, da alcuni parlamentari, un emendamento, definito successivamente “killer”, con il quale si intende superare sia il blocca liste che la priorità;
settembre 2014: la Commissione Affari Sociali chiede ufficialmente al Governo di inserire, nella legge di stabilità, sia il Polo Unico che la stabilizzazione dei medici;
dicembre 2014: il Governo non inserisce nella legge di stabilità quanto richiesto dalla Commissione, respingendo tutti gli emendamenti,ma impegnandosi ad inserire il provvedimento nella legge delega;
febbraio 2015: il Governo presenta un emendamento per la costituzione del Polo Unico;
aprile 2015: il Governo presenta, tramite il Relatore, un emendamenti che limita il ricorso ai medici di lista solo in fase di prima applicazione del futuro decreto legislativo, superando blocca lista e priorità, successivamente modificato;
agosto 2015: il Parlamento approva la legge delega;
novembre 2015: con la determina presidenziale, l’Istituto prevede di ricorrere ai medici esterni per lo svolgimento delle attività ambulatoriali e istruttorie che verranno trasferite con il Polo Unico:
aprile 2016: vengono presentate interrogazioni parlamentari e Ordini del Giorno con i quali viene chiesto che sia le attività ambulatoriali che quelle istruttorie vengano assegnate ai medici di lista;
febbraio 2017: il Consiglio dei Ministri approva, in via preliminare, il decreto legislativo che trasferisce le competenze e le risorse all’INPS nonché il ricorso ad “apposite convenzioni” per definire il rapporto tra i medici e l’Istituto, includendo anche le attività ambulatoriali ma non quelle istruttorie.
Il Principe avrebbe detto:”ma mi faccia il piacere, si informi, ha capito”
mauro

giovedì, aprile 27, 2017

da Mauro : ESTRATTO DAL RESOCONTO DELLA SEDUTA IN COMMISSIONE LAVORO DELLA CAMERA DEL 26 APRILE, IN MERITO ALLA DISCUSSIONE SUL DECRETO LEGISLATIVO ATTO DEL GOVERNO N.393.

Davide BARUFFI (PD) intende chiedere conferma al Governo della volontà di potenziare gli organici dei centri per l'impiego attraverso la stabilizzazione del personale precario, la cui professionalità, acquisita nel corso degli anni, è, a suo avviso, essenziale per dare continuità alle politiche attive del lavoro, perno della riforma delineata dalla legge n.183 del 2014. In secondo luogo, sottolinea la necessità di introdurre, almeno nella disciplina transitoria, le modifiche necessarie a fare fronte alla situazione dei medici facenti parte del polo unico da costituire in capo all'INPS per la gestione delle visite fiscali anche nel settore del pubblico impiego. Trattandosi, infatti, di personale non rappresentato da organizzazioni sindacali, è, a suo avviso, opportuno prevedere, all'articolo 18 dello schema di decreto, quali interlocutori dell'Istituto previdenziale per la stipula delle convenzioni disciplinanti il rapporto con i medici, forma alternative di rappresentanza.
Il sottosegretario Angelo RUGHETTI, dopo avere sottolineato l'importanza dei rilievi sollevati dai commissari
Omissis
assicura che il Governo condurrà i necessari approfondimenti sul tema della rappresentanza dei medici che effettueranno per conto dell'INPS le visite medico fiscali nel settore del pubblico impiego.

martedì, aprile 25, 2017

TUTELE OFFRESI

Abbiamo già parlato, in altri post, quali potrebbero essere le tutele da riconoscere ai medici di lista.
Visto che si hanno le idee un pochino confuse, cerchiamo di ripassare l’argomento.
Le tutele che potrebbero essere riconosciute al medico di lista, sono:
durata dell’incarico a tempo indeterminato;
sospensione dall’incarico e conservazione dello stesso con corresponsione dell’indennità sostitutiva in caso di malattia, infortunio extra lavorativo, infortunio avvenuto in servizio, gravidanza e puerperio, congedo matrimoniale,motivi familiari, ristoro psicofisico;
trattamento di fine rapporto;
contributi previdenziali riconosciuti in parte dal committente;
reddito mensile certo.
Ad oggi, in base alla vigente disciplina e alle norme che regolamentano il rapporto libero professionale, il medico ha diritto alla sospensione dall’incarico e conservazione dello stesso in caso di malattia, infortunio extra lavorativo, infortunio avvenuto in servizio, gravidanza e puerperio, congedo matrimoniale,motivi familiari, ristoro psicofisico.
Di questi, durante la gravidanza e puerperio, il medico riceve, da parte dell’ENPAM, un sussidio per l’intero periodo, mentre,per quanto riguarda malattia ed infortunio, il sussidio, sempre erogato dall’ENPAM, pari a 2100 euro mensili, decorre dal 61° giorno (il riconoscimento è vincolato al reddito familiare posseduto che non deve essere superiore a 6 volte l’importo del trattamento minimo INPS).
Il medico non ha, invece, diritto a qualsiasi indennità o sussidio in caso di assenza per congedo matrimoniale, motivi familiari e ristoro psicofisico.
Ugualmente, il medico non ha diritto al pagamento di una parte dei contributi previdenziali da parte del committente, al TFR e ad un reddito mensile certo.
Per quanto riguarda la durata dell’incarico, la stessa è legata alla durata della disciplina che ha istituito le liste speciali, trasformate in liste ad esaurimento quindi, fino all’esaurimento della lista, il medico resta incaricato.
Volendo ampliare le tutele oggi riconosciute, occorre una norma che riconosca al medico la possibilità di sospendere l’incarico e ricevere una indennità sostitutiva.
Quindi, il medico che si assenta per malattia, infortunio extra lavorativo, infortunio avvenuto in servizio, gravidanza e puerperio, congedo matrimoniale,motivi familiari, ristoro psicofisico conserverebbe l’incarico e riceverebbe una indennità sostitutiva da parte del committente fin dal primo giorno e non soggetta a vincoli (ovviamente niente a che vedere con polizze sanitarie private che sono altra cosa e che si potrebbero riconoscere anche con la vigente disciplina).
Ugualmente accade per quanto riguarda i contributi previdenziali, in parte a carico del committente e il TFR.
Per poter ottenere le tutele avanti elencate, occorre  un accordo collettivo nazionale recepito da una norma che dia la possibilità al committente di corrispondere mensilmente, a tempo indeterminato, il compenso e/o le indennità sostitutive.
Per quanto riguarda il cd reddito “sicuro”, sia che il rapporto è modulato ad ore oppure con carico di lavoro certo uniforme a compensazione con la disponibilità oraria, non vi è alcuna differenza. La differenza è, invece, nel numero di visite da effettuare che nel caso di rapporto orario sarebbe notevolmente superiore  percependo, tra l’altro, un reddito inferiore.
Il medico della strada si chiederebbe: può l’atto di indirizzo previsto dal decreto legislativo far riconoscere l’ampliamento delle tutele trasformando, tra l’altro, l’incarico a tempo indeterminato, in poche parole, recependo un accordo collettivo nazionale?
Il Consiglio di Stato, nel parere rilasciato il 21 aprile sul decreto legislativo, in via incidentale ha ricordato che la natura giuridica delle linee guida  non è normativa ma amministrativa ed è quindi preferibile usare il termine “linee di indirizzo”.
Presto ne vedremo delle belle.
Il Principe avrebbe detto:”scusi,ma lei è dalla parte dei condomini o del ragionier Casoria”? (dal film “la banda degli onesti”)
mauro

sabato, aprile 22, 2017

LE JEUX SON FAITS, RIEN NE VA PLUS?

Si sono concluse,in questi giorni,le audizioni delle Parti Sociali c/o le Commissioni parlamentari in merito all’esame del decreto legislativo sulla pubblica amministrazione.
Le OOSS dei dipendenti pubblici, come risulta dagli atti parlamentari, hanno presentato una serie di emendamenti a tutela dei loro rappresentati e, per quanto riguarda le norme che possono avere riflessi sull’attività dei medici di lista, hanno chiesto di eliminare, all’articolo 18:” la ripetitività degli accertamenti medico legali ove riferita allo stesso evento morboso, in quanto appare configurare una fattispecie di accanimento nei confronti del lavoratore”.
Non risultano, invece, sempre dagli atti parlamentari, audizioni di rappresentanti, a qualunque titolo, dei medici fiscali.
Non essendoci, ad oggi, proposte emendative di modifica al comma 2 bis dell’articolo 18, tutto lascia pensare che verrebbe confermato il testo approvato in via preliminare dal Consiglio dei Ministri, a parte la modifica chiesta dalla Commissione Bilancio e accolta dal Governo all’articolo 22, con la quale è stata chiarita la provenienza delle risorse da ridurre a seguito del trasferimento delle stesse all’INPS.
Quindi, ad oggi, l’articolo 18:
prevede “un’apposita convenzione” che regolamenterà il rapporto dei medici di lista da stipulare dall’INPS con  le OOSS rimodulando la vigente disciplina le cui linee guida saranno dettate da un atto di indirizzo;
non è previsto che il rapporto sia un accordo collettivo nazionale del SSN;
non è previsto che l’apposita convenzione sia un accordo collettivo nazionale;
non è previsto il conferimento dell’incarico a tempo indeterminato;
non è prevista la copertura finanziaria del MEF per la stabilizzazione dell’incarico e le tutele intese come indennità e non come assicurazioni private;
non è previsto che l’apposita convenzione possa avere, e non ha, i connotati di una collaborazione coordinata e continuativa abrogate dallo stesso decreto;
non è previsto il trattamento normativo ed economico, non inferiore a quello attuale,  uniforme su tutto il territorio nazionale;
non è prevista, in subordine, una via di fuga, tipo il carico blindato, nel caso in cui l’apposita convenzione modulata ad ore fosse na ciufeca;
è stato invece confermato che le risorse stabilite dall’articolo 22, per gli accertamenti medico legali sui dipendenti pubblici, sono  27,7 milioni di euro;
insomma,come avrebbe affermato Cetto La Qualunque, al secolo il bravo Antonio Albanese: “non è prevista na beata min….”
A questo punto viene da chiedersi: ma se l’atto di indirizzo dovesse confermare quanto previsto o non previsto dal decreto legislativo che è la fonte primaria, cosa succederà? Si chiederà al Parlamento, neanche più al Governo perché ormai non c’azzecca più niente, l’emanazione di un’altra norma che vada a modificare il decreto legislativo oppure si prenderà quello che passa il convento?
Il Principe avrebbe detto:”Cavaliere, nessuno vuole farla fesso. Non ce ne è bisogno”.
mauro

martedì, aprile 18, 2017

QUALI TUTELE POSSIBILI PER I MEDICI DI LISTA E IN QUALE MODO RICONOSCERLE

Al fine poter riconoscere delle tutele ai medici di lista, ed escludendo per ovvi motivi il contratto di lavoro subordinato, è necessario orientarsi verso il rapporto parasubordinato che è pur sempre un contratto di lavoro autonomo.
Nel panorama normativo italiano, al momento, non è possibile sottoscrivere un contratto parasubordinato a tempo indeterminato con una Pubblica Amministrazione, ad eccezione dei rapporti intrattenuti dai medici convenzionati con il SSN, che sono conformi agli accordi collettivi nazionali.
Di questi rapporti, l’unico esportabile al di fuori del SSN, come più volte ricordato, è quello della specialistica ambulatoriale, cd sumai, in quanto la medicina dei servizi,pur offrendo analoghe tutele anche se compensi di gran lunga inferiori, non è possibile riconoscerla nei rapporti al di fuori delle AASSLL.
Non esiste, ovviamente, un rapporto convenzionale che si possa equiparare a quelli esistenti nel SSN perché, per i motivi sopra ricordati, o è il cd sumai oppure è un rapporto generico modulato ad ore.
Per quanto riguarda,invece, alcune tutele, quali: indennità di malattia, infortunio e contribuzione previdenziale, si poteva fare ricorso ai contratti di collaborazione coordinata e continuativa che, è bene ricordarlo, non possono essere conferiti a tempo indeterminato con una Pubblica Amministrazione.
Il problema è che le co.co.co, fermo restando che comunque sono rapporti a tempo determinato, non appena entrerà in vigore il decreto legislativo in corso di approvazione che contiene anche il Polo Unico, cesseranno di esistere.
Infatti, recita l’articolo 5, comma 1, lettera a):
È fatto divieto alle amministrazioni pubbliche di stipulare contratti di collaborazione che si concretano in prestazioni di lavoro esclusivamente personali, continuative e le cui modalità di esecuzione siano organizzate dal committente anche con riferimento ai tempi e al luogo di lavoro. Resta fermo che la disposizione di cui all'articolo 2, comma l, del decreto legislativo 15 giugno 2015, n. 81, non si applica alle pubbliche amministrazioni."
Quindi,se “l’apposita convenzione” prevista dal decreto legislativo è il cd sumai oppure un accordo collettivo nazionale, sottoscritto secondo le regole esistenti nella PA, il riconoscimento delle tutele è possibile, ivi compreso il tempo indeterminato, al contrario, se non è nessuno di questi e non si desidera chiedere la modifica del decreto legislativo perché nel testo non sono previsti, come si pensa di ottenerle?  
Non è che qualcuno adesso si inventa “l’eccesso di delega” per giustificare l’impossibilità di modificare il decreto legislativo perché, a proposito della rimodulazione della disciplina, il decreto  è andato ben oltre  quelli che sono i criteri e principi direttivi inseriti nella legge delega che non prevedono né presuppongono quanto inserito dal Governo. Altro che eccesso di delega,visto che il rapporto è già normato dalla legge 638/83!!
In molti sono stati  indotti a credere che le tutele vengono riconosciute soltanto se il rapporto è modulato ad ore, qualunque esso sia, anche se è una “supercazzola alla conte Mascetti”, ma importante che sia ad ore, anzi maggiori sono le ore di incarico e maggiori sono anche le tutele,quindi, con 36 h/settimanali si farebbe il pieno di tutele.
Purtroppo, la questione non è in questi termini e la modalità del riconoscimento del compenso, ad ore o a prestazione, non influisce in alcun modo sul diritto o meno di vedersi attribuite delle tutele.
Non risponde assolutamente al vero,inoltre, il fatto che con il riconoscimento di un contratto modulato ad ore, per di più generico, non possa verificarsi un altro 29 aprile.
Qualsiasi contratto di lavoro autonomo, anche modulato ad ore, anche il cd sumai, che è il più tutelante, prevede la riduzione del numero di ore di incarico nel caso di contrazione del carico di lavoro.
Che l’obiettivo del committente fosse la convenzione unica, non è che ci volesse il prof.Zichichi per capirlo, bastava saper leggere, tra le righe, la determina presidenziale.
Il committente ha l’obiettivo di un’unica convenzione? Benissimo, tutti i medici di lista vengono inseriti in un “RUOLO AD ESAURIMENTO”, o con il sumai ope legis o, in subordine, con la vigente disciplina  con il carico di lavoro blindato, che garantirebbe di giungere fino al termine dell’attività professionale senza pericoli. Non è così anche nella convenzione della medicina generale dove ogni categoria ha una sua specifica tipologia di rapporto e modalità di riconoscimento dei compensi diversa tra di loro, dalla quota unitaria dell’assistenza primaria al compenso orario previsto per le altre e dove i medici della medicina dei servizi sono iscritti in un ruolo ad esaurimento?
Si vuole destinare le risorse del Polo Unico ai medici di lista, anzi al loro rapporto? Benissimo, con la vigente disciplina le risorse sarebbero SUPER BLINDATE senza possibilità alcuna di distrazione, più sicure di così non si potrebbe.
Perché si vuole, a tutti i costi, riconoscere un rapporto modulato ad ore senza specificarne la tipologia? Qual è il lato oscuro della bozza avrebbe detto il simpatico Jedi di Star Wars?
Quindi, se “l’apposita convenzione” non sarà un accordo collettivo nazionale e non sarà il cd sumai, ma si confermerà un semplice rapporto di lavoro autonomo modulato ad ore, qual è il valore aggiunto per i medici di lista rispetto alla vigente normativa, integrata con il carico di lavoro certo uniforme su tutto il territorio a compensazione con la disponibilità oraria? NESSUNO
In cambio, si rimodula la disciplina e si decade dall’incarico, il rapporto non prosegue senza soluzione di continuità e i compensi vengono rimodulati al ribasso…
Il reddito per il medico di lista, in base agli attuali compensi  con il carico di lavoro certo già previsto (21 visite/sett) a compensazione con la disponibilità oraria, ad esempio, sarebbe di ca 65000 euro anno lordi per ciascun medico, moltiplicato x 1000 medici che garantiscono la disponibilità in entrambe le fasce, fanno un totale di ca 65 milioni di euro, pressoché compatibile con le risorse ad oggi ufficialmente previste (ca 60 milioni di euro).
Il Principe avrebbe detto: non so leggere, ma intuisco.
mauro

domenica, aprile 16, 2017

ULTERIORE CONFERMA, SEMMAI CE NE FOSSE STATO BISOGNO, CHE L’ACN PER I MEDICI SPECIALISTI AMBULATORIALI INTERNI, CD SUMAI, E’ APPLICABILE ANCHE NEI RAPPORTI CON L’INPS. mauro

Sumai e Comeci d’accordo nel rafforzare la loro collaborazione con l’Inps
12 APR - Entrambe le sigle hanno espresso la volontà di consolidare la loro pluridecennale collaborazione con l’Istituto di previdenza, in termini contrattuali, di appartenenza e di miglior stabilità, al servizio di assicurati, cittadini e del Welfare sociale. 
Nei giorni scorsi si sono incontrate a Roma una delegazione del Sumai nazionale, guidata dal Segretario generale Antonio Magi e una delegazione del Coordinamento Medici Convenzionati Inps (Comeci), guidata dalla dott.ssa Francesca Tassi, medico convenzionato in servizio presso il Coordinamento generale medico Legale.
Entrambe le sigle hanno espresso la reciproca volontà di rafforzare la loro collaborazione con l’Istituto di previdenza.
Il Sumai, forte dei suoi rapporti di servizio pluridecennali con il Servizio sanitario nazionale e con molti altri Enti pubblici e in virtù della dichiarazione a verbale n.1 contenuta nell’Acn dei Medici Specialisti ambulatoriali interni, firmato il 30 luglio 2015, ha dato la sua disponibilità ad attivarsi con l’Inps per il recepimento dell’Acn 2015 prioritariamente per i medici attualmente titolari d’incarico.

venerdì, aprile 14, 2017

IPOTESI NUMERO DI VISITE DA EFFETTUARE CON LA NASCITA DEL POLO UNICO

Chi ha la bontà di seguire i post pubblicati su questo blog, dovrebbe avere ormai appreso che le notizie o i ragionamenti (parola grossa) provengono esclusivamente da documenti ufficiali pubblici, in modo che chiunque possa controllare la veridicità di quanto riportato.
A proposito del numero di visite fiscali che si presume verranno effettuate con la nascita del polo unico, già approfondito in precedenza, il documento dal quale sono stati attinti i dati è la “riorganizzazione dell’area medico legale dell’INPS” sottoscritta da due direttori centrali, dal coordinatore nazionale e dal direttore generale, ad oggi, non modificata,  che quantifica in ca 800000/anno le visite da effettuare, tra dipendenti pubblici e privati.
Le voci messe in circolazione ca la scarsa attendibilità dei dati ivi riportati, sono esclusivamente rispettabilissime considerazioni di carattere personale che non trovano  corrispondenza, attualmente, con i dati pubblicati.
Quindi, al momento, anche se può non far piacere, il dato ufficiale, questo è, cioè di ca 200000 visite domiciliari e 30000 visite ambulatoriali da effettuare sui dipendenti pubblici che si aggiungono a quelle sui lavoratori privati, ca 600000.
Del resto, si continua ad insistere sul fatto che la legge Brunetta preveda la richiesta obbligatoria della visita fiscale per assenze a ridosso del giorno di libertà, ma forse non è stato attentamente letto tutto il decreto legislativo laddove si rimanda alla contrattazione collettiva anche le modalità di gestione delle assenze.
A tal proposito è stato sottoscritto, in data 30 novembre 2016, tra il Governo e le OOSS del pubblico impiego, un accordo in cui il combinato disposto di alcuni punti attribuisce alle Parti l’onere e l’onore di individuare gli strumenti più idonei per contrastare i fenomeni di assenteismo, che non sono soltanto le visite fiscali.
Inoltre, il decreto legislativo dispone che gli accertamenti medico legali saranno richiesti d’ufficio dall’inps O su richiesta delle amministrazioni. E quale strumento l’istituto utilizza per richiedere le visite d’Ufficio? Il data mining e il ricorso al sistema informatico è stato confermato anche dalla Ministra parlando di visite “mirate”.
E quali saranno le conseguenza sul carico di lavoro? Probabilmente, qualcuno ha l’orologio fermo alla data del 28 aprile 2013 oppure non ricorda.
Infatti, non avrebbe senso e sarebbe inefficace, inefficiente e contrario ai principi ispiratori del decreto legislativo richiedere la visita fiscale, per esempio, ad un lavoratore mai assente che, per una volta, marca visita un lunedì!!!
Le risorse, ad oggi previste, da trasferire per il polo unico, pari a 27,7 milioni di euro, ammesso che siano destinate esclusivamente per pagare i compensi ai medici, consentirebbero,ai costi attuali, la effettuazione di ca 400000 visite, dato non distante dalle 230000 ipotizzate nel documento.
Lasciando da parte le chiacchiere e ritornando ai dati matematici e ai documenti ufficiali, si è già detto che, nel caso di un rapporto modulato ad ore a 36 h/sett., il medico deve effettuare 156 h mensili (36x52:12).
Il numero di visite da effettuare per ciascun medico, anche a seguito della introduzione dell’applicativo SAVIO, è stato stabilito con messaggio 12529/12, che recita:
il carico di lavoro sarà previsto in 3 visite per fascia oraria, con eventuale possibilità di una quarta, in caso di particolari esigenze del territorio, onde consentire l’ottimale esecuzione degli accertamenti medico legali.
Quindi, applicando una semplice proporzione, si ha: 2:3=156:y, dove y= 156x3:2 che dà come risultato 234 visite mensili (limitato su un carico di lavoro di 3 visite per fascia), pari a 9 visite giornaliere.
Al mattino, quando si accenderà il nb, si udirà un’esclamazione fantozziana: “come è umano lei signor Savio, la prego mi dia altre visite che 9 sono poche”
Senza più il freno rappresentato dalla notula e dal compenso legato al numero di visite, non vi sarebbero giustificazioni che tengano.
Se prendiamo in considerazione questo dato e lo rapportiamo al numero di medici fiscali oggi presente, si avrebbe un esubero di ca 900 medici.
Se, al contrario, prendiamo per buono il dato fatto circolare, di ca 2500000 di visite l’anno, vi sarebbero ca 300 esuberi.
Comunque la si giri, ogni medico dovrà effettuare 234 visite al mese.
A questo punto, dati alla mano, forse prima di fossilizzarsi su UNA SOLA OPZIONE DI UN RAPPORTO MODULATO AD ORE, sarebbero state opportune  una serie di attente e ponderate verifiche, ma con dati reali e su documenti ufficiali, lasciando a casa le improvvisazioni per evitare di commettere danni inenarrabili, anche perché non vi è alcuna previsione di un contratto del SSN e non si percepisce la volontà di una modifica al decreto legislativo in questa direzione.
Chi oggi effettua 20/30 visite al mese, soprattutto sui lavoratori agricoli, con l’arrivo del polo unico avrà comunque un rapporto modulato ad ore per 36 h/settimanali? Dove, come e quando effettuerà il carico di lavoro stabilito? Lavorerà soltanto nell’ambito territoriale oggi previsto o sarà costretto a spostarsi quotidianamente in altri territori?
Forse sarebbe stato più oculato, strategicamente parlando, partire dalla vigente disciplina e dai compensi ivi previsti, per formulare una richiesta forte.
IL carico di lavoro era già indicato (21 visite/sett) e si trattava soltanto di blindarlo riconoscendo il pagamento della disponibilità oraria nel caso di mancato rispetto dello stesso rendendolo uniforme su tutto il territorio nazionale. Questo avrebbe consentito, anche a chi oggi effettua poche visite, soprattutto nelle sedi dove la maggior parte dei lavoratori è rappresentata dai braccianti agricoli, di non rischiare una pesante riorganizzazione dell’attività, dagli esiti completamente incerti.
Con il rapportino orario saranno raggiunti gli stessi obiettivi partendo da zero e dovendo “ricontrattare” il tutto? Lo sapremo alle prossime puntate.
A quel punto, mettendo sul piatto un contratto stabile come il sumai e il carico blindato, la partita avrebbe potuto prendere una piega completamente diversa.
Chiedendo esclusivamente un contratto generico modulato ad ore forse, ma speriamo il contrario, qualche e qualche problemino da risolvere verrà fuori.
Certo, con il carico blindato la convenzione unica sarebbe stata quasi impossibile realizzarla, oppure, se realizzata, i medici di lista avrebbero mantenuto la loro piena autonomia e sarebbero stati gli unici destinatari delle risorse.
Ormai non resta che attendere di conoscere quale sarà il compenso orario con le risorse a disposizione e se quante e quali tutele si potranno ottenere con un rapporto orario generico che non sia uno di quelli del SSN.
Il Principe avrebbe detto: “è la somma che fa il totale”.
mauro

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